Decido io chi vive e chi muore
Cosa fare dei pensieri che ci accompagnano tutti i giorni
La responsabilità personale è il punto in cui smettiamo di attribuire all’esterno ciò che accade dentro di noi.
Non c’è bisogno di festeggiare un evento particolare.
Il solo fatto di poter accedere a quel luogo rende il giorno in cui ce l’hai fatta un giorno memorabile.
Sai che quella sarà la cena che ricorderai per il resto della tua vita e porti con te una persona con cui condividerai questa esperienza.
Arriva quel giorno e, già dal mattino, l’attenzione è rivolta a quel momento della sera.
L’intera giornata scorre come se qualunque difficoltà trovasse la propria ricompensa nell’istante in cui sarai seduto a tavola, pronto a gustare portate inimmaginabili.
È l’ora.
Ti vesti di tutto punto e ti rechi in quel posto, dove incontri chi ti accompagnerà in questa esperienza speciale.
All’ingresso, tutto intorno a te suscita meraviglia e stupore.
Vieni accompagnato al tavolo, ti accomodi di fronte al tuo ospite.
Arriva il cameriere, ti porge il menù e inizia a elencarti ciò che di più buono potresti assaggiare durante la cena.
Scegli ciò che desideri e attendi che la persona davanti a te faccia altrettanto.
Il cameriere si allontana con le ordinazioni e, da quel momento, non vedi l’ora che inizino ad arrivare i piatti che hai scelto.
Finalmente l’esperienza culinaria che hai atteso così a lungo può cominciare.
È arrivata la prima portata.
Mentre porzioni il primo boccone e lo porti alla bocca, prima ancora di aver assaporato quella pietanza meravigliosa, alzi lo sguardo verso la persona che ti sta davanti.
Contro ogni aspettativa, la vedi masticare a bocca aperta con un’espressione disgustata, per poi sputare nel piatto ciò che sta mangiando.
Il gesto è seguito da una chiamata al cameriere a dir poco imbarazzante, accompagnata da una lunga serie di lamentele prive di senso, che ti fanno vergognare del tuo ospite.
Decidi comunque di fare buon viso a cattivo gioco e prosegui la cena, cercando di gustare le altre portate, una più buona dell’altra.
Nonostante questo, il tuo ospite continua a lamentarsi.
Ripone parte del cibo nel tovagliolo, versa il vino pregiato sul pavimento e continua a inveire contro il cameriere, ignorando gli sguardi dei commensali intorno a voi.
Tu, tuo malgrado, arrivi al termine della cena.
Vorresti scavare una fossa e scomparire al suo interno, ma non è l’unica sensazione negativa che stai provando.
Tutto ciò che hai vissuto ha praticamente bloccato la digestione.
Lo stomaco è in subbuglio e sta arrivando il mal di testa.
Fortunatamente la serata è finita e arriva il momento di congedarsi dall’ospite.
Finalmente potrai tornare a casa, andare a dormire e chiudere quell’esperienza infernale.
Sembra assurdo dirlo, ma qualcosa di molto simile accade quasi ogni giorno.
Vedi la cena come metafora della giornata e la persona che rovina un evento potenzialmente perfetto come i pensieri che decidiamo di portarci dietro.
Funziona esattamente così: potenzialmente, con tutti gli alti e bassi plausibili, potremmo vivere le nostre giornate in modo assolutamente sereno.
Se ci pensi bene, non sono quasi mai gli avvenimenti in sé a rovinarci la giornata.
È piuttosto il modo in cui li viviamo e, di conseguenza, i pensieri che ci accompagnano.
Inoltre, ogni volta che un pensiero entra nella nostra mente, tende a rimanerci per tutto il tempo che desidera.
Almeno, questo è ciò che ci raccontiamo, anche se le cose stanno diversamente.
Posso controllare la mia mente?
Partiamo da un assunto leggermente diverso.
In questo preciso istante, mentre stai leggendo questo articolo, se ti chiedessi di chiudere gli occhi per tre secondi o di toccarti la punta del naso con l’indice destro, saresti in grado di farlo?
Quando pensiamo di compiere un’azione, il pensiero viene tradotto in attività elettrica nel cervello e da lì partono impulsi diretti ai muscoli coinvolti.
Immaginiamo ora di decidere di afferrare un oggetto e di accorgerti, all’ultimo istante, che è rovente.
L’azione può essere interrotta?
La risposta è sì.
Così come, se ci feriamo accidentalmente un dito con un coltello, l’azione può essere interrotta, prima che il dito stesso venga amputato.
Partendo da questo presupposto, se tutto nasce da un pensiero e se questo può essere fermato, perché non riusciamo a fare lo stesso con i pensieri capaci di rovinarci la giornata?
L’origine del pensiero, che si tratti di un concetto astratto o di un’azione fisica, è la medesima?
Per logica verrebbe da dire di sì, in fondo sono comunque impulsi elettrici.
Eppure, con i pensieri astratti, sembra non funzionare.
Lo studio del cervello, attraverso le neuroscienze, ci spiega che quando non siamo impegnati in attività dirette, il nostro cervello produce pensieri in modo autonomo.
Questo avviene perché il cervello è anche un organo di predizione del futuro.
Detto così può sembrare qualcosa di uscito da un film come Minority Report.
In realtà, grazie alle esperienze vissute e a ciò che ci accade intorno, questa capacità permette di prepararci alle possibili evenienze.
Ma non è l’unico processo in atto.
La divagazione mentale, l’autoriflessione, la rimuginazione e l’immaginazione del futuro fanno parte di un sistema chiamato Default Mode Network, che si attiva spontaneamente quando l’attenzione non è rivolta a nulla in particolare.
In altre parole, esiste una rete neurale che entra in funzione e, anche quando non facciamo nulla, pensiamo comunque.
Le aree del cervello coinvolte nel movimento sono differenti da quelle che regolano questo tipo di attività mentale.
Ed è proprio per questo che abbiamo la sensazione di non poter controllare i nostri pensieri.
La Default Mode Network è autonoma.
Da qui nasce l’idea, apparentemente fondata, di non avere alcun controllo sulla mente.
Senza cambiamento personale, restiamo spettatori.
… e l’Io?
Saremmo completamente perduti se non ci venisse in aiuto qualcosa chiamato Io.
In psicologia, l’Io è la funzione regolatrice che media tra impulsi, emozioni, pensieri e realtà, rendendo possibile una risposta consapevole anziché automatica.
Non sto parlando di un qualche cosa di passivo, che esiste di per sé, senza dare nulla.
L’Io, è quella vocina che sentiamo, alla quale fin troppo frequentemente decidiamo di non dare ascolto.
Questa parte di noi esiste sempre, ma non è detto che si esprima al massimo delle sue potenzialità.
Esiste una sorta di “ricetta” per rafforzarla, ed è sorprendentemente semplice: prevede solo due ingredienti.
Il dialogo con noi stessi e la consapevolezza.
Ma come si ottengono?
Medito e decido se il pensiero vive o muore
I processi meditativi hanno tre qualità fondamentali:
- permettono di rallentare l’attività della Default Mode Network;
- favoriscono il contatto con l’Io;
- aumentano la consapevolezza.
Durante la giornata siamo spesso così presi da mille impegni da non lasciare nemmeno un istante alla nostra dimensione interiore.
E appena ci fermiamo, ecco che partono i processi automatici della mente.
Per metterli a tacere, cerchiamo allora di riempire ogni spazio con nuove attività.
Si crea così un circolo vizioso: quando ci sentiamo vittime dei pensieri che ci disturbano, organizziamo impegni futili che ci allontanano sempre di più da noi stessi e dalla consapevolezza.
Eppure, possiamo scegliere di interrompere questo meccanismo.
Possiamo decidere di inserire nella nostra quotidianità l’abitudine alla meditazione.
Non per eliminare i pensieri, ma per scegliere quali continuare a invitare a cena e quali, finalmente, lasciar andare.
Perché scegliere i pensieri che ci accompagnano
Ricordi l’incubo di cena che ti ho raccontato a inizio articolo?
È un’analogia un po’ forte ma molto calzante, di quello che avviene quasi quotidianamente in noi.
Invitare a condividere con noi il nostro tempo a pensieri che possono danneggiarci, è esattamente come mantenere una relazione con una persona che non ci piace.
Ma se vuoi comprendere ancora di più il potere dei pensieri, prova a pensare a quando ti svegli al mattino di ottimo umore e basta che capiti qualcosa, per cambiare tutto il senso della giornata.
C’è il potere innegabile dei pensieri non buoni e nella decisione che prendiamo più o meno consciamente di tenerli con noi.
Anche se guardandoti dentro, puoi avere la sensazione che tutto questo non dipenda da te, il tuo Io, se glielo consenti, è capace di gestire la situazione.
Se non hai ancora la piena convinzione che possa valere la pena di scegliere i pensieri con cui accompagnarsi, rincaro la dose, fornendoti un ulteriore spunto di riflessione.
Al di là del processo elettrico generato dal nostro cervello quando abbiamo un pensiero, c’è un altro tipo di energia che accompagna tutto ciò che ci passa per la testa.
Dal punto di vista esoterico, il pensiero è energia.
Significa che quella elettrica prodotta dal nostro cervello, non è l’unica energia che emettiamo quando pensiamo.
L’energia sottili che entrano in gioco, hanno frequenze differenti in base al pensiero che si manifesta.
E, queste frequenze hanno un impatto molto forte e importante sul nostro benessere fisico, psichico e mentale.
Osservare il mondo, alla ricerca costante delle cose che non vanno e di conseguenza restare a contatto con pensieri “negativi”, abbassa completamente le vibrazioni delle nostre energie sottili.
Sul piano mentale, questo può tradursi con la percezione di un importante stanchezza. Sul piano psicologico, a lungo andare può farci andare incontro a depressione. Mentre, sul piano fisico, il loop prolungato in alcuni pensieri, può addirittura essere causa di malattia.
Il punto è che se anche le aree utilizzate dal nostro cervello sono differenti e la percezione che abbiamo in merito ai pensieri è che non possono essere controllati, non è propriamente così.
È vero che attraverso il Default Mode Network, alcuni pensieri si manifestano autonomamente, ma attraverso il nostro Io, possiamo decidere cosa farne.
Partendo dal presupposto che la nostra mente non può rimanere vuota, è impossibile estrarre il pensiero che non ci piace e lasciarla senza nulla.
Possiamo però fornirle un altro pensiero!
Tante sono le cose belle e degne di attenzione nella vita di ognuno di noi, dobbiamo solo prestare attenzione a queste e richiamarle quando ci servono.
Hai presente quando provi interesse per un automobile e da quel momento non fai altro che vederne intorno a te?
Il principio è esattamente lo stesso, il nostro cervello si calibra sulle cose che ci interessano.
Ecco che fornendogli spunti continui su cose “positive”, lo addestriamo a vederne sempre di più.
In questo modo, quando vediamo che il nostro commensale non ci lascia godere la nostra cena nel modo migliore, possiamo sempre decidere di sostituirlo con uno più gradevole.