Cosa significa guarire
Cosa significa guarire? Guarire significa tornare come prima… o diventare qualcosa di nuovo?
È una domanda potente, che deve essere fatta.
Quando contraiamo una malattia, senza entrare in situazioni particolarmente impegnative e compromettenti, pensiamo ad un raffreddore, il nostro sistema immunitario si attiva, acquisisce informazioni importanti sul virus, impara a combatterlo e lo sconfigge.
Anche se improbabile nel caso del raffreddore, qualora il virus dovesse ripresentarsi, il nostro sistema immunitario più ricco di armi per proteggerci, lo sconfiggerebbe in un tempo ancora più breve.
Diventa abbastanza semplice comprendere che la guarigione da una malattia, è sostanzialmente un processo che ci rende più forti.
Quindi, tutto sommato la malattia non è solo una perdita.
Dal momento che incrementa la capacità del nostro sistema immunitario di combattere i virus, può essere vista addirittura come un guadagno.
Resto per un attimo sul raffreddore per farti una domanda:
La malattia è data dal naso che cola e dagli starnuti o dal virus che ci ha infettati?
Ovviamente il virus che ci ha infettati, ma se osserviamo la proposta dei rimedi per i malanni di stagione, potremmo essere portati a credere che guarire significhi eliminare il sintomo.
Ma è davvero così?
Certo che oggi più che mai, dove tutto deve avvenire rapidamente e si è ridotta quasi a zero la capacità di sopportare la sofferenza, eliminare il sintomo diviene sinonimo di risoluzione del problema.
I sintomi però non sono la causa.
Possiamo infatti avere mal di testa per diverse ragioni.
A causa di un trauma, perché ci siamo arrabbiati o addirittura perché non abbiamo digerito.
È palese, che per ognuna di queste tre cause, c’è una soluzione funzionale differente.
Inoltre in tutti e tre i casi eliminare il sintomo, cioè il dolore alla testa, oltre a non essere realmente risolutivo, può diventare addirittura pericoloso.
La manifestazione del dolore, è l’unico sistema che il nostro corpo ha a disposizione per dirci che qualcosa non sta funzionando.
Quindi spegnere quell’interruttore, significa impedire a quella funzione che ci protegge di svolgere il suo compito.
Attenzione, non sto dicendo che è bello soffrire e che non ha senso fare qualcosa per evitarlo.
Sono però convinto che ci possiamo muovere in due direzioni.
Da un lato, quando possibile, possiamo cercare di ridurre il dolore.
Dall’altro però, non dobbiamo dimenticarci di andare a fondo nella ricerca della causa del dolore.
Tutti gli aspetti che ti ho presentato fino a questo momento, sono assolutamente validi nel contesto in cui te li ho presentati, ma lo sono anche se proviamo a decontestualizzarli.
Si guarisce solo dalle malattie?
Quando parlo di guarigione, sono convinto che il concetto possa essere esteso anche ad ambiti differenti da quello della malattia.
Proprio secondo il principio per cui guarire significa anche acquisire qualcosa che ci migliora, credo che il termine guarigione possa essere applicato anche al processo evolutivo della persona.
Pensa alla guarigione, come processo di integrazione dell’esperienza.
Prova a vedere le esperienze che ci vengono messe davanti giorno dopo giorno, come situazione dalle quali dobbiamo imparare qualcosa.
Per poter fare questo, abbiamo a disposizione dei programmi che ci aiutano a gestirle.
Purtroppo, non sempre la versione dei programmi che stiamo utilizzando è la migliore e ci sono addirittura occasioni in cui il programma è proprio sbagliato.
In tutto questo, è comunque insito un processo di integrazione. Impariamo anche e soprattutto dai nostri errori, che ci permettono di andare a revisionare, eliminare o sostituire il “software” poco utile.
Quando ci muoviamo in quella direzione, stiamo integrando un’esperienza.
Ed esattamente come accade nel processo di guarigione da una malattia, stiamo meglio e diventiamo più forti.
Alcuni programmi di cui parlo, sono addirittura quelli legati all’idea che abbiamo di noi.
Questa, non sempre è coerente con ciò che siamo davvero e sostituirla con una che ci corrisponde, aiuta sicuramente.
La quasi totalità delle manifestazioni di malfunzionamento e quindi di malessere, hanno a che fare con il corpo fisico.
Si manifestano infatti attraverso questo, ma sono legati anche ai nostri corpi sottili e alla nostra anima.
Ecco che la guarigione può essere vista anche come riallineamento tra corpo, mente e anima.
Ed è proprio quando interveniamo sui nostri programmi, che assecondiamo l’anima e guariamo anche dalle malattie.
In che cosa consiste la guarigione
Non so quale sia il tuo sistema di credenze, ma se vuoi comprendere completamente quanto ti dirò di seguito, dovrai cercare di seguirmi nel ragionamento accettando, almeno per il momento, quello che ti dirò.
Per quanto bello, se prendiamo un solo particolare di un quadro, diventa difficile comprenderlo nella sua integrità.
Dal punto di vista sociale, culturale e religioso, abbiamo la tendenza a pensare che la vita che stiamo vivendo sia l’unica.
Dopo di questa, non ce ne saranno più e di conseguenza non ce ne possono essere state nemmeno prima.
Con questa visione, diventa complicato pensare ad un processo più globale e universale.
Ecco che allora ti chiedo di fare un passo indietro e di guardare non più il particolare del quadro, ma il quadro nella sua interezza.
C’è un’anima che esiste da un tempo determinato da diverse vite e momenti di permanenza su un altro piano di esistenza.
Quest’anima ha una conoscenza smisurata ed è a contatto con tutto. Il suo obiettivo è l’evoluzione ed è consapevole delle sue carenze e dei suoi punti di forza.
Per poter procedere nel suo processo evolutivo, necessita di esperienze che non possono essere fatte su un piano di esistenza che la svincoli da un corpo fisico.
Questo la porta verso un processo di reincarnazione, che non è per nulla casuale.
La sua capacità di predizione, la spinge a scegliere una vita in linea con le esperienze di crescita che dovrà fare.
Non appena si unirà al corpo, diverrà incapace di comunicare apertamente ciò di cui ha bisogno, perché solo in questo modo sarà in grado di sperimentare quello a cui ha ritenuto utile esporsi.
Ogni volta che uscirà vincitrice da un’esperienza, sperimenterà una guarigione.
Ci saranno anche occasioni in cui ripeterà più volte, all’interno della stessa vita, determinate esperienze. E questo di solito avviene, quando non si è attivato alcun processo di guarigione.
Ricordi quando ho detto che bloccare i sintomi è pericoloso, perché significa togliere l’opportunità al corpo di manifestare un malfunzionamento?
In questo contesto diventa ancora più importante il meccanismo che ho appena citato, perché è quello che permette all’anima di fornire indicazioni.
Quando l’esperienza, fatta più di una volta, non è sufficiente ad indirizzare nel modo giusto, c’è la necessità di introdurre qualcosa che “spinga” con maggior forza verso la comprensione di qualcosa di nuovo.
Ecco che dolori e contratture in punti specifici del corpo, influenze e addirittura malattie più o meno gravi, diventano momento di riflessione.
Fuori da quei momenti può accadere che il corpo resti fragile, ma che la persona risulti finalmente integra.
Quando nemmeno questi funzionano, l’anima bisognosa di riposo, può decidere di staccarsi dal corpo rimandando il processo evolutivo alla prossima vita.
Se hai la sensazione che quanto sto dicendo possa colpevolizzarti, voglio fornirti un punto di vista più corretto sulla questione.
Immagina di essere in automobile e di aver programmato il navigatore per condurti a destinazione.
Se sbagli strada, ti senti in colpa?
È plausibile, oltre che auspicabile, che tu veda l’errore come qualcosa che può accadere, ma che sicuramente non ti faccia sviluppare senso di colpa.
Operata la tua scelta, il navigatore, senza giudizio alcuno, ricalcolerà il percorso.
Pensa per un istante all’anima, nella stessa veste del navigatore.
Ci sono anche situazioni dove semplicemente, sono stati assolti tutti i compiti previsti ed occorre una ragione che ponga termine all’esperienza terrena.
Queste, sono le situazioni dove la guarigione o potenziamento, non coincide con la guarigione fisica, in quanto la persona malata è destinata a lasciare il corpo.
Anche se comprendo che potrebbe non essere facile entrare in quest’ottica, ritengo che sia quella in grado di spiegare, con una certa efficacia, gli eventi di qualunque vita terrena.
La guarigione e i processi mentali
Ora che abbiamo fatto snorkeling e abbiamo visto soltanto solo un po’ sotto la superficie, possiamo anche provare a guardare un po’ più in profondità.
Ciò che filtra, anche se indirettamente, le necessità della nostra anima e le porta al corpo, è la mente.
Qui accadono un sacco di cose.
Dalla mente, scaturiscono le emozioni, che diventano pensieri, che diventano azioni.
Il tutto viene gestito e controllato da un avanzatissimo software, che però non è sempre aggiornato con la versione più recente.
Se vuoi trovare una spiegazione sensata a questo, pensa al fatto che possono trascorrere parecchi anni prima che un’anima decida di reincarnarsi nuovamente.
Quando osserviamo una persona e ci viene spontaneo dire “sembra un uomo o una donna d’altri tempi”, c’è dietro una verità importante legata all’anima che alberga in quella persona.
Pensa solo per un attimo al software che poteva essere ideale negli anni 40 o 50 del ‘900, rispetto a quello che funziona negli anni venti del 2000.
È normale che non vi sia una corrispondenza ed è altrettanto normale che i programmi debbano essere aggiornati.
Proprio in questo è presente il processo di guarigione.
Cambiare, eliminare e inserire software aggiornato, è paragonabile al processo per cui il sistema immunitario accresce la propria forza ed efficacia, quando combatte e sconfigge un virus.
In tutti questi processi, non siamo passivi e voglio provare a rendere questo concetto il più chiaro possibile.
La responsabilità verso noi stessi
Se quando senti parlare di responsabilità comincia a percepire un peso sulle spalle, fermati un attimo.
Spesso colleghiamo il concetto al dovere, ma non è così che voglio mostrartelo.
Responsabilità è potere!
Quando sono responsabile di me stesso, delle mie scelte e della mia evoluzione, ho un potere enorme.
Non sono schiavo di qualcuno, sono autore del mio destino.
Certo, non è che in questo modo i vincoli spariscano.
Cambiando prospettiva, per quanto questa sia vera, se il mio software necessita di qualche aggiustamento, dovrò comunque assecondare quel bisogno.
Però, la responsabilità ci libera dalle sfortune, dal destino e dagli altri, rendendoci consapevoli che in qualunque momento possiamo esercitare il nostro libero arbitrio e scegliere.
La sensazione che abbiamo spesso, perché si presenta frequentemente nell’arco della nostra vita, è che le risposte debbano arrivare da fuori.
Sicuramente là fuori troverò qualcosa che mi farà stare meglio…
Applichiamo questo meccanismo quando decidiamo di risolvere con una pastiglia, con una relazione aspettandoci che sia l’altro a fare ciò di cui abbiamo bisogno o spostando semplicemente l’attenzione fuori da noi.
Questo approccio, è abbastanza funzionale nel breve-medio termine. Purtroppo però non è risolutivo e ci spinge spesso a usare programmi che invece dovremmo rimuovere.
Ed è qui, che chi è pronto può fare un salto evolutivo importante.
Sentirsi gioiosamente responsabili di noi stessi, è quella sensazione che ci fa accedere ad un mondo completamente nuovo.
Se leggendo queste parole hai percepito una provocazione, forse non è un caso.
Forse una parte di te ha riconosciuto che guarire non significa aspettare che qualcosa cambi, ma partecipare al cambiamento.
Se vuoi approfondire questo percorso e lavorare concretamente sui tuoi “programmi”, puoi contattarmi.
Attraverso un cammino di consapevolezza e riallineamento, ti accompagno a trasformare la responsabilità in uno strumento reale di evoluzione.
Il risveglio non accade per caso.
Accade quando scegli di esserci.