Gli emotivi anonimi: una scoperta inaspettata

Quando l'intento comune produce miracoli

Alcuni mesi fa, D. e M., due mie amiche da anni, mi chiesero se fossi  disponibile a partecipare alla festa per il 14º compleanno degli Emotivi Anonimi di Novate Milanese e condividere con loro qualcosa che potesse arricchire la giornata. 

Essendo una persona estremamente curiosa e proiettata verso nuove esperienze, accettai senza pensarci troppo. 

In fondo la data era ancora lontana, quindi avrei avuto tutto il tempo per studiare questa realtà e proporre un intervento mirato. 

Qualche settimana dopo, appresi che avrebbero condiviso con me il tempo a disposizione per gli interventi le Dottoresse Cristina Sovarzi e Patrizia Scuderi, due psicologhe che già da anni lavorano con questi gruppi.

Entrambe ospiti fisse di questi eventi, avrebbero portato il loro contributo e questo, ad essere sincero, mi creò una lieve ansia.

Poco tempo dopo, ebbi l’opportunità di incontrare la Dottoressa Sovarzi e trascorrere con lei qualche ora.

Nel tempo passato insieme, scoprii una persona splendida, così gentile da offrirmi informazioni e spunti importanti per il mio intervento.

Intanto, la data dell’evento era sempre più vicina.

La conoscenza con gli E. A.

In men che non si dica, è arrivata la domenica mattina dell’incontro. Nell’arco della settimana ho provato più volte l’introduzione alla meditazione che ho intenzione di proporre e non è stata così male. Quindi, credo proprio che anche questa volta riuscirò a trasmettere qualcosa di buono. 

Mi sono alzato relativamente presto, per essere sicuro di fare i miei esercizi mattutini e la mia meditazione. Sono riuscito a fare colazione con una certa calma e ho ripassato per l’ultima volta il mio intervento.

Il luogo dell’incontro è a pochi isolati da casa, lo raggiungo quindi molto velocemente, c’è un pochino di ansia di sottofondo, ma è quel solletico gradevole che si presenta ogni volta che mi cimento in qualcosa di nuovo. 

Quando arrivo, c’è già un nutrito gruppo di persone e un discreto fermento. 

Trovo le mie due care amiche indaffarate negli ultimi preparativi, nonostante questo si prendono il tempo per un saluto caloroso e mi invitano ad entrare.

Intorno a me c’è già tanta gente, ma noto subito un’importante differenza energetica. 

Di solito, quando ci si presenta in un luogo con persone parzialmente o totalmente sconosciute, difficilmente si va incontro ad una sensazione di accoglienza. 

Qui però, è tutto diverso. 

A parte la Dottoressa Sovarzi, D. e M., non conosco nessuno. Eppure mi sento accolto! 

So di essere un “sensibilone” e da tempo uso questa caratteristica a mio vantaggio.

Riesco a farmi un’idea più veloce delle persone che ho intorno e in casi come questo, comprendo subito l’effetto che produce sugli altri la mia presenza. 

Ciò che mi arriva, è già di per sé molto bello, ma non voglio essere troppo precipitoso…

Mi addentro nella stanza in cui si terrà l’incontro, per andare a salutare Cristina (Dott.ssa Sovarzi).

Mi accoglie e mi saluta con un bel sorriso, presentandomi subito dopo la Dottoressa Patrizia Scuderi, che sarà la 1ª relatrice.

Abbiamo qualche istante per scambiarci qualche battuta e nel frattempo arrivano altri ospiti, addirittura da Aosta.

La stanza, rispetto al numero di persone è un po’ piccola, ma continua ad emergere un senso di benessere un po’ come quando si entra in una casa dove si è i benvenuti.

Gli interventi

E… si comincia!

I tre interventi previsti iniziano con la Dottoressa Scuderi, che spiega in modo professionale ma comprensibile, alcuni aspetti relativi ai 12 passi in chiave psicologica.

É poi il momento della Dottoressa Sovarzi, lei riesce a stupire i presenti con uno splendido viaggio ricco di analogie tra la Divina commedia e i 12 passi degli Emotivi Anonimi.

Ora tocca a me… 

Un rapido sguardo intorno, i dovuti ringraziamenti per l’invito e finalmente arriva il momento di presentazione della meditazione guidata. 

Il tema della giornata è: “il gruppo come luogo sicuro”. 

Lo scopo della meditazione è far sperimentare ai presenti la bellezza del luogo sicuro che ognuno di noi ha dentro.

Comincio quindi a guidare la meditazione. 

Ho già fatto diverse esperienze da questo punto di vista, ma quello che mi colpisce, è che malgrado io abbia intorno più di 40 persone, non sento volare una mosca. 

Vengono percorsi tutti i passi della meditazione ed il mio timore di aver richiesto troppa attenzione ai partecipanti, scompare nel nulla. 

Ho lavorato con gruppi simili in numero, scoprendo che dopo circa 10 minuti, alcune persone non riescono più a tenere l’attenzione. 

Non è questo il caso, perché arriviamo a superare il quarto d’ora e portiamo poi a termine tutta la meditazione, senza che nessuno dia cenni di difficoltà.

Guardo le persone intorno a me e vedo tante facce distese e sorridenti. 

Posso supporre di aver fatto un buon lavoro.

Emozioni tra gli Emotivi

Termina la mattinata, in pausa vengo invitato a restare per il pranzo e per il pomeriggio, momento in cui ci saranno le condivisioni.

Mi è già capitato più volte di essere “al centro dell’attenzione’”, soprattutto quando anni fa ero docente nei percorsi formativi. 

Tuttavia, quello che è accaduto durante questa giornata, potrei definirlo addirittura  magico.

Oltre all’interesse manifestato da diverse persone, che mi ha fatto sicuramente piacere, ciò che realmente mi ha colpito, è stato sentirmi davvero in un posto sicuro.

Non mi fraintendere, non è che ci fossero pericoli dai quali ci si dovesse riparare, ma il senso di accoglienza e l’assenza di maschere che di solito ci mettiamo in eventi di questo tipo, ha fatto cadere qualunque forma di diffidenza. 

Durante le condivisioni, mi è stato chiesto di partecipare in veste di, come mi sono autodefinito, “Emotivo Adottivo”, mi è venuto naturale esprimere il mio apprezzamento per la sensazione di fiducia profonda nel gruppo. 

Questa sensazione, non ti colpisce come una leggera brezza delicata, è più come quella “botta” d’aria che c’è dopo le porte scorrevoli di alcuni edifici climatizzati. Non puoi non accorgertene!

A distanza di diverse ore dall’evento, sono stato capace di individuare, come un’energia superiore, che circola nel gruppo quando si incontra.

Accadono cose belle e se si ha la capacità di ascoltare, chiunque porti una condivisione, finisce per parlare ad una parte di te che ne ha bisogno. 

Certo, forse la mia sensibilità, mi ha portato a cogliere un po’ più del normale, ma non posso vedere questa cosa scollegata dai benefici che ognuno dei partecipanti ha condiviso.

Chi ha fatto un regalo a chi?

Senza voler sembrare presuntuoso, solitamente quando partecipo a eventi in veste di relatore, cerco sempre di regalare qualcosa a chi partecipa, in modo che possa tornare a casa un po’ più “ricco“.

Quasi sempre, riesco anche a portare a casa un’esperienza, qualcosa di nuovo su cui poter riflettere, sostanzialmente apprendo qualcosa anch’io.

Questo meccanismo è diventato parte integrante del mio modo di essere. Ho la convinzione di poter imparare sempre e comunque da chiunque.

Accidenti, questa volta però credo proprio di aver guadagnato più io delle altre persone presenti. 

Il pieno di belle emozioni e le meravigliose sensazioni che ho provato, sono state una sorta di aperitivo. 

Durante la pausa pranzo, la Dottoressa Sovarzi si intrattiene con una persona disabile. 

Gli sta parlando dei benefici della meditazione, quando mi coinvolge nel discorso e mi dice: “Scusa, ma queste cose sono di tua competenza. Perché non lavori un po’ con lui?”

Per un attimo resto colpito dalla sua richiesta e poi le dico: “Cristina, non so se lui vuole!” 

Nel mentre guardo in viso questa persona e mi sento uno stupido. 

I suoi occhi dicevano di sì! 

E io, che ho sperimentato sulla mia pelle i benefici della meditazione nella gestione degli spasmi, stavo facendo il “difficile”.

Mi siedo quindi davanti a lui e lo guido in un paio di esercizi sul respiro.

Più procediamo ed allunghiamo i tempi, più vedo un cambiamento importante.

Il respiro che all’inizio era bloccato, diventa sempre più profondo. Mentre succede questo, gli spasmi diminuiscono, fino a farlo restare completamente fermo per circa un minuto e mezzo.

Credimi, questa è stata solo una parte del regalo. 

Al termine dell’incontro, la stessa persona è venuta a salutarmi dicendomi: “Hai visto come sono stato bravo? Durante le condivisioni ho fatto gli esercizi che mi hai insegnato e sono riuscito a stare più fermo”.

La giornata è stata un pieno di emozioni, che ha avuto il suo culmine proprio con questo episodio. 

Voglio chiudere questo articolo condividendo con te, ciò che ho condiviso con questo splendido gruppo. 

Oggi è davvero difficile potersi fidare di qualcuno. Quando chiamiamo l’idraulico, l’elettricista o semplicemente interagiamo con gli altri, siamo portati in modo quasi automatico a non avere fiducia nei confronti di chi abbiamo davanti. 

Gruppi come quello in cui ho trascorso questa domenica, sono letteralmente un dono per l’umanità, perché qui si può davvero respirare la fiducia autentica.

Se anche tu hai sperimentato, almeno una volta, la forza di un gruppo che sa essere luogo sicuro, raccontamelo. Le storie condivise continuano a lavorare anche dopo che ci si saluta.

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