Crescita spirituale o crescita dell'anima?

Cosa è più rilevante nella nostra vita?

Tra le esperienze personali e quelle lavorative, mi sono trovato spesso davanti a persone che tra “sventolavano” la loro spiritualità, come se fosse un oggetto da mostrare in pubblico.

Quasi sempre, mi sono accorto che queste avevano poi un’idea tutta loro della spiritualità. Si sentivano particolarmente attratte da questo ambito della loro vita, ma senza alcun tipo di ordine. 

Ognuno deve trovare la sua spiritualità, che però non deve essere confusa con l’eccentricità o l’anarchia.

Come per tutte le cose, è necessario un minimo di rigore. È bellissimo esplorare, ma se lo si fa nel modo sbagliato, è come essere su una barca e remare con un solo remo.

Una base di partenza, sia essa una religione o una corrente di pensiero, ci deve essere. 

In fondo, se ci sono persone che dedicano la loro vita allo studio degli aspetti spirituali, una ragione c’è. 

Solitamente quando si studia un concetto, una correlazione o una manifestazione, è possibile anche attribuirgli il giusto senso e significato. 

Vedo la spiritualità come una predisposizione ad osservare e vivere un determinato aspetto della propria esistenza. Se in questo non c’è ordine, non ci sono delle basi, non c’è un sistema di credenze, tutto si basa su sensazioni e percezioni, che rischiano di portare nella direzione sbagliata. 

Per poter parlare di crescita spirituale e di crescita dell’anima, è necessario che ci sia un’apertura verso la spiritualità. 

È per altrettanto importante avere una visione specifica della nostra vita, nonché della nostra esistenza. 

Vita e Esistenza

Come dicevo poche righe fa, per comprendere questi due concetti dal punto di vista spirituale, è necessaria l’accettazione di un presupposto.

Dobbiamo accettare che abbiamo un’esistenza costituita da diverse vite.

Obiettivo dell’esistenza, nonché dell’anima, è la crescita, l’evoluzione dell’individuo.

Eh già, la nostra anima ci accompagna dall’inizio della nostra esistenza e veglia su di noi, affinché le nostre vite non diventino inutili. 

Questa visione, trova radici solide in diversi credo religiosi, anche se con differenti sfaccettature e correnti di pensiero piuttosto consolidate come la Teosofia.

Nasciamo come scintille derivanti dal Creatore, attraverso un alternarsi di reincarnazione e periodi di esistenza senza un corpo fisico, accumuliamo esperienze e cresciamo. 

E allora, perché mai non abbiamo ricordo di tutte le esperienze accumulate? 

La risposta sta nella differenza che c’è tra le esperienze e ciò di cui abbiamo bisogno, che però dobbiamo ancora sperimentare.

Quando disincarnata, la nostra anima è libera di agire per se stessa, senza alcun problema. 

L’esperienza di vita materiale, la lega ad un corpo e ad una coscienza limitata, che poi è quella che sperimenta. 

La nostra anima rimane cosciente di ciò che ci serve, ma legata ad un corpo fisico, non è libera di agire, l’esperienza è vincolata alle nostre scelte individuali, che non sempre coincidono con le necessità reali. 

Quando ci rifiutiamo per troppo tempo di ascoltare i nostri bisogni reali, la nostra anima prende il sopravvento. 

A quel punto, sperimentiamo momenti di crisi, blocchi continui su diverse situazioni e addirittura malattie o infortuni più o meno gravi.

A quel punto siamo obbligati a fermare per un periodo, più o meno lungo la nostra vita e quando questo accade, ci vediamo costretti ad ascoltarci.

Emergono così i famosi periodi di crisi. Questi, proprio nel senso che veniva dato al termine nell’antichità, sono momenti di svolta. 

Agli albori della medicina, si parlava di crisi, quando il paziente si trovava in una situazione dove non ci sarebbe più stato un equilibrio perché si sarebbe manifestato un peggioramento o un miglioramento. 

In questo ambito, che si parli di crescita spirituale o di quella dell’anima, il significato è esattamente lo stesso.

L'anima, può crescere senza crescita spirituale?

Sembra abbastanza chiaro che l’anima non può crescere, se l’individuo incarnato non affronta un percorso di crescita spirituale.

Non è infatti possibile vedere le due realtà come separate. 

Prova ad immaginare una super coscienza collegata a tutto e tutti, che conosce perfettamente i nostri bisogni, ma che non può intervenire direttamente sul nostro operato. 

Ha una conoscenza profonda dei nostri bisogni, ma deve rispettare il nostro libero arbitrio. 

Mentre ti parlo di questi concetti, mi viene in mente che si tratta dello stesso principio che regola l’educazione dei bambini. 

Un po’ come un genitore, anche l’anima cerca di farsi sentire ed indirizzarci verso la strada migliore, però proprio perché ci vuole bene e vuole farci crescere nel modo giusto, deve lasciarci scegliere.

I momenti per noi

Come facciamo quindi ad accorgerci se le scelte che stiamo facendo sono corrette? 

Negli ultimi anni, sia per quanto riguarda lo sviluppo personale che il benessere generale, si parla spesso di momenti di ascolto. 

Anche se può sembrare una tendenza new age o un po’ fricchettona, è un aiuto importante che non dovremmo sottovalutare. 

Ma, se è così importante, perché ce lo dobbiamo sentir dire da figure importanti e da “guru” squattrinati al mercato dei social? 

Perché è vero! E noi lo sappiamo. 

Ahimè però, prendersi dei momenti per dialogare con la nostra parte più saggia, significa anche mettersi in gioco. 

Ed ecco che, se la vita che abbiamo è un po’ meno che terribile, perché rovinare un equilibrio? 

Tanto vale riordinare la stanza infilando tutto in un armadio e procedere con la nostra vita. 

Il punto, è che prima o poi dobbiamo riaprire quell’armadio, anche solo con l’idea di stiparci altra roba.

Quel momento può essere l’inizio di una crisi. 

Tutto ciò che non abbiamo guardato per anni o addirittura decenni, ci cade addosso. 

Travolti da ciò che non abbiamo affrontato per tanto e tanto tempo, ci troviamo poi a dover affrontare un processo lungo e doloroso, se vogliamo rimetterci in piedi. 

Credo sia un po’ come pensare di spostare una casa intera, quando avremmo potuto farlo nel tempo un mattone alla volta.

In fondo spostare quel mattone al giorno, è prendersi un momento per noi.

Crescere non è salire, è allinearsi

È quindi possibile distinguere la crescita spirituale dalla crescita dell’anima? 

Credo che lo sia, anche se, quando mi sono imbattuto in questa dicotomia, ho capito che è solo apparente. 

Possiamo avere un solo percorso di crescita dell’anima, che contiene diversi percorsi di crescita spirituale, uno per ogni vita. 

Anche se l’anima disincarnata continua a fare esperienza, non è sbagliato pensarla come un contenitore delle esperienze di crescita spirituale, per ognuna delle vite che abbiamo vissuto. 

Certo, ci sono vite dove abbiamo effettivamente affrontato una crescita spirituale e vite in cui questo non è accaduto o magari non in modo particolarmente profondo.

Questo comunque non frena la crescita della nostra anima, semplicemente la rallenta. 

Personalmente ho trovato molto utile il concetto di karma del buddismo. 

Questo è capace di mettere in correlazione differenti vite tra loro e rende molto chiaro il concetto che le scelte che facciamo, non condizionano solo ed esclusivamente la vita che stiamo vivendo. 

Non penso sia necessario arrivare al punto di pensare che con una vita dissoluta, nella prossima potremmo reincarnarci in un animale, ma vale certamente la pena fare attenzione alle scelte che facciamo.

È assolutamente un buon punto di partenza per spingerci ad affrontare quotidianamente i nostri “demoni”, prima che diventino troppo complessi da affrontare. 

Se senti che qualcosa in queste parole ha risuonato in te, prova a concederti ogni giorno un piccolo spazio di ascolto.

Un mattone alla volta, non una casa intera.

È spesso lì che inizia la vera trasformazione.

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