Il Peso del Silenzio e l'Energia dell'Invisibile
Hai mai provato a non parlare anche solo per 24 ore?
Diversi anni fa, durante un ritiro di tre giorni, ho sperimentato qualcosa di molto potente. L’obiettivo era la recitazione di migliaia di mantra di Tara Verde. Comprendo che, per chi è lontano dalle pratiche buddhiste, tutto questo possa sembrare eccentrico o, peggio, una perdita di tempo. Eppure, dietro un mantra esiste un significato che trascende la fonetica: ci sono movimenti energetici che forzano l’emersione di aspetti della mente altrimenti sepolti dal rumore quotidiano.
In quei tre giorni il ritmo era serrato; una sorta di reclusione volontaria interrotta solo dai bisogni primari. Senza che nessuno lo imponesse, il silenzio è diventato spontaneo. È stato allora che ho compreso una verità fondamentale: parlare è un lusso energetico.
Comunicare con gli altri prosciuga riserve che raramente ricarichiamo. Riducendo al minimo quel processo, ho potuto canalizzare l’energia verso l’unico obiettivo che contava: l’introspezione. Al terzo giorno i sintomi di quel lavoro erano evidenti. Il silenzio non era più vuoto; era diventato un concentrato di consapevolezza, a tratti faticoso, ma straordinariamente lucido.
Una vita in silenzio
A distanza di anni, ieri sono stato riportato bruscamente davanti a questa verità. Una cara amica mi ha invitato alla presentazione di Anelli di luce, il libro della Dottoressa Laura Bertelé. Conoscevo già il suo metodo grazie alla mia Fisiatra, Laura Pianca: dopo aver tentato ogni approccio per i miei problemi alla schiena, il metodo Bertelé è stata l’unica a darmi sollievo.
Ma c’era dell’altro. Sapevo che la Dottoressa lavorava con ragazzi tetraplegici, anime prigioniere di corpi immobili e senz’audio. Sapere che il suo approccio affondava le radici in una visione spirituale aveva acceso la mia curiosità. Se per me tre giorni di silenzio erano stati un “assaggio” di introspezione, cosa può essere una vita intera vissuta in quella condizione?
I messaggi
Dopo un’introduzione che ha fornito un quadro importante sulla realizzazione del libro e la testimonianza di alcuni protagonisti, è arrivato il momento più bello. Due rappresentanti de “Le carrozzine mute” hanno portato dei messaggi. Con l’aiuto della tavoletta alfabetica e di un collegamento umano, Silvia Camponovo, è iniziato il momento più emozionante dell’incontro.
Mi dispiace di essere stato poco lungimirante e di non aver registrato quei messaggi, tuttavia voglio portarti un assaggio della loro profondità, riportandone qualcuno:
“Il mio corpo è un involucro che mi tradisce, ma la mia mente vola dove voi non potete arrivare. Non guardate la mia sedia, guardate la luce che emano quando finalmente posso dirvi chi sono.”
Sulla sofferenza e l’amore: “La sofferenza è un maestro severo, ma mi ha insegnato che l’unico linguaggio che non ha bisogno di muscoli è l’amore. Io vi amo nel silenzio, e il mio silenzio è pieno di voi.”
Sulla comunicazione: “Le parole che escono dalla tavoletta sono gocce d’acqua in un deserto. Ogni lettera che scelgo è un passo verso la libertà. Non sono io a essere fermo, è il mondo che corre troppo per accorgersi che sto parlando con il cuore.”
Vedere Patrizia che entrava in connessione con questi bambini mi ha riportato a un’esperienza vissuta grazie a uno dei miei maestri.
La comunicazione sottile
Ormai abbastanza pratico delle tecniche di meditazione, sono stato colto di sorpresa quando il mio maestro, Lama Michel Rinpoche, mi spinse in modo abbastanza energico ad approfondire il tema della comunicazione sottile con gli animali. All’epoca il mio lavoro era concentrato su quello e trovai che fosse un buon modo per indagare, chiedendo ai diretti interessati, le motivazioni dei comportamenti che i proprietari volevano correggere.
Accettai di buon grado la sua proposta e i suoi suggerimenti su come esplorare questo mondo a me sconosciuto. Quello che è accaduto di lì a qualche anno mi ha letteralmente cambiato la vita. Dopo aver sviluppato una certa esperienza, sono stato portato dagli eventi a comprendere che lo stesso sistema poteva mettermi in contatto con qualunque anima.
Ebbi modo di entrare in contatto con persone che da tempo portavano avanti questo tipo di comunicazione. Ricordo che una in particolare, oltre ad avermi dato consigli importanti, dimostrò una tecnica che mi ha ricordato ciò che ho rivisto durante la presentazione del libro. Bruno, così si chiamava la splendida persona a cui ho fatto cenno, utilizzava una tavoletta sulla quale, attraverso il movimento di un pendolo, componeva parole e frasi di senso compiuto mentre era connesso all’anima che portava il messaggio.
Quando ho visto Silvia in connessione con questi splendidi bambini e la modalità con cui agevolava il movimento della loro mano sulla tavoletta, ho rivisto Bruno. Ho rivisto quella comunicazione sottile che non passa per le corde vocali, ma per una frequenza che vibra tra due esseri in ascolto. In quel momento la sedia a rotelle sparisce: resta solo un dialogo tra due entità che hanno abbattuto la barriera della materia.
A rendere meraviglioso questo tipo di comunicazione non c’è nessun movimento meccanico. L’interazione materiale è puramente un conforto, perché il vero strumento è l’anima. Queste anime meravigliose non stanno solo facendo vedere che dentro a gusci apparentemente inutilizzabili c’è qualcosa di grandioso; stanno anche mostrando l’importanza di un tipo di comunicazione ormai dimenticata: quella dell’anima.
Avere gambe per correre e voce per urlare, si traduce spesso con l’essere più “muti” di loro. Si spreca energia in chiacchiere sterili, mentre loro, nel loro isolamento forzato, distillano saggezza. La loro non è una tragedia, è una testimonianza. Ci mostrano che la comunicazione dell’anima è l’unica che conta davvero, quella che abbiamo dimenticato sotto strati di notifiche e rumore inutile.
Se mi permetto di essere così schietto e diretto nel parlare di questi aspetti, non è solo in veste di osservatore, studioso e praticante delle filosofie orientali, ma anche perché abito quotidianamente un corpo con una disabilità da quando sono nato.
Conosco fin troppo bene il peso di un corpo che pone dei limiti e la frustrazione di essere guardati con pietismo da chi scambia la difficoltà fisica per mancanza di profondità. E infondo, sono grato alla mia anima per la scelta che ha fatto, perché mi sta permettendo di vedere cose che diversamente non avrei nemmeno mai notato.
L'evoluzione animica
Se hai già letto qualche mio articolo, saprai come la penso in merito all’evoluzione dell’anima. Sono convinto che su questo piano di esistenza siano presenti anime di età differenti. Evolutivamente parlando, ogni anima sceglie l’incarnazione corretta per poter evolvere ulteriormente.
Quindi, tutte quelle condizioni che ci sembrano insuperabili, difficili da gestire e con un peso che siamo convinti di non poter sostenere, sono scelte che la nostra anima ha fatto prima di reincarnarsi. Dietro tutto questo c’è una verità importante: ciò che viviamo è calibrato sulle nostre capacità intrinseche.
Voglio spiegarmi meglio: metteresti un bambino di quattro anni a gestire un’azienda multimilionaria? Penso che anche tu, come me, risponderai di no. Ora, al posto dell’azienda, prova a vederci la vita. L’anima sceglie la vita sulla base di ciò che è capace di gestire. Se hai visto con una certa invidia persone alle quali apparentemente va tutto bene e che vivono con estrema leggerezza, è perché non sarebbero in grado di sostenere altro. Ebbene sì: se hai una vita complessa che ti spinge a porti domande importanti, verosimilmente dentro di te c’è un’anima che ha un po’ più di quattro anni!
Seguendo questa logica, non posso fare a meno di pensare allo stato di evoluzione dietro alle anime di questi bambini. Riesci a immaginare la forza di un’anima capace di stare dentro un corpo praticamente immobile?
Viene spontaneo lasciar emergere un senso di ingiustizia verso una realtà così crudele. Questo però è un pensiero che origina dalla nostra concezione materiale. Pensiamo immediatamente a tutto ciò che questi esseri meravigliosi non possono fare.
Ecco che allora voglio snaturare questo punto di vista, chiedendoti invece di provare a vedere cosa possono fare queste anime.
Credo che i messaggi meravigliosi che portano siano solo la punta dell’iceberg. Ciò che c’è sotto è molto più grande: è un ritorno all’importanza dell’ascolto e della connessione pura.