Guarigione energetica: quando funziona, quando no e perché è importante dirlo

Qualche considerazione importante

L’incontro con le mani che curano: Buddha e Gesù, custodi di un’antica arte

Immagina di tornare indietro nel tempo, molto prima che i nostri calendari segnassero l’era moderna. 

 

Visualizza un giovane Buddha Shakyamuni, seduto sotto un albero della bodhi, in un’India dove i monaci e i saggi si muovono come ombre di saggezza. 

 

Un giorno, suo cugino lo raggiunge, oppresso da una sofferenza. In quel momento, Buddha non parla di miracoli, non invoca dèi, ma posa semplicemente una mano sulla testa del cugino. È un gesto tranquillo, un po’ come se l’energia del mondo intero fluisse attraverso quel contatto. 

 

E così, in quell’antico scenario, l’idea che l’energia possa lenire nasce come una piccola scintilla di compassione.

 

Facciamo un salto di cinque secoli e ci troviamo in una terra differente, tra le colline e i mercati della Galilea. Qui c’è un uomo che cammina tra la gente, uno sguardo gentile e parole di amore universale. 

 

Gesù Cristo non ha bisogno di grandi gesti teatrali: le sue mani sfiorano i malati, e in quel tocco si avverte la stessa antica corrente che scorreva sotto l’albero della bodhi.. 

 

Non sono in grado di escludere che ancora prima di Buddha Shakyamuni ci fossero individui capaci di operare guarigioni attraverso l’energia, ma storicamente possiamo essere certi che da almeno 2.500 anni o poco più, l’uomo conosce i processi di guarigione attraverso l’energia.

Fin da bambino, ho sempre avuto una forte curiosità nei confronti di quelle che oggi potremmo definire le cure alternative. 

 

Ne sono sempre stato affascinato e quando anni dopo ho avuto l’opportunità di sperimentare la crescita della mia sensibilità nei confronti delle energie sottili, o poi voluto avvicinarmi ed in breve entrare in questo ambito. 



La meditazione legata agli aspetti tantrici, ha fatto sì che il mio corpo diventasse capace di riconoscere i movimenti e gli effetti delle energie sottili. 

Questo, per quel che mi riguarda ha già creato delle basi per quella che siamo guarigione, pur non essendo significativo per la costruzione di un rapporto con queste energie.

 

Questo passaggio, è avvenuto poco tempo dopo, quando ho scoperto il ReiKi.

Nei primi percorsi che ho fatto, mi è stato insegnato ad interagire con l’energia, ad indirizzarle su di me e a sperimentarne gli effetti.

 

Ho seguito diversi corsi, che sono stati in grado di darmi accessi differenti all’impiego di queste energie finalizzate alla guarigione. 

 

Credo però che la formula più funzionale realistica, in grado di riassumere l’impiego concreto di questi energie sia: 

 

“L’energia va, dove va il pensiero“



Tutto parte da una richiesta. 

 

Una richiesta quella che viene definita l’energia universale, di passare attraverso l’operatore o il maestro e andare dove serve.

 

Chi richiama l’energia, può avere un’esperienza più o meno grande ed essere più o meno sensibile, ma ha la certezza che non sarà lui o lei a guarire, bensì l’energia richiamata. 

 

C’è anche una seconda certezza, che riguarda l’intelligenza superiore che muove queste energie. 

 

Ti faccio un esempio più chiaro, per spiegarmi meglio. 

 

Se ho mal di testa, perché ho mangiato qualcosa che poi non ho digerito, nel momento in cui mi tratto la zona dolente, l’energia che ho richiamato andrà in quella parte del corpo, ma anche allo stomaco.

 

La forza di questi metodi di guarigione alternativa, è proprio quella di andare ad agire sulle cause prima di tutto. 

Non voglio dire che sia inutile trattare la sintomatologia, sulla quale comunque questa energia ha effetti importanti, ma l’obiettivo è quasi sempre il più elevato possibile.



Obiettivi comuni e approccio all'energia che guarisce

Se c’è una cosa che ci accomuna tutti, è che vogliamo essere felici e dedicare tutto ciò che ci crea sofferenza.

 

Ok, ho scherzato. Sono due le cose che ci accomunano tutti e la seconda è puntare ad ottenere risultati senza fare troppo fatica. 

 

Quando ho iniziato a proporre le sedute di Reiki, è successa una cosa che mi ha messo a disagio. 

Mi sono accorto che alcune persone mi utilizzavano come caricabatterie. 

 

Non c’è nulla di male in questo punto tuttavia emerge con chiarezza una mentalità che fa parte dei giorni nostri. 

Se riesco ad abbattere i sintomi, posso essere già felice!



Se ci pensi, la maggior parte delle pubblicità di farmaci antidolorifici o che attenuano i sintomi dell’influenza, si basano proprio su questo principio.

Non importa da dove arriva il dolore e quale causa ha, l’importante è metterlo a tacere il più rapidamente possibile. 

 

Mi rendo conto che non è bello dirlo, tuttavia la sofferenza ha una sua utilità.

Senza di esse diventa molto meno probabile che un individuo si muova per cambiare qualcosa.

 

In sostanza, quando stiamo bene, difficilmente ci chiediamo perché stiamo bene. 

Quando invece entriamo in contatto con qualcosa che ci fa soffrire, cerchiamo di eliminarlo il più rapidamente possibile. 



Dietro i sintomi di un malessere è celata la causa dello stesso. Questa è la ragione per cui , limitarsi ad accogliere qualcosa ci fa stare meglio, senza comprendere la causa del malessere, significa di fatto non risolvere il problema. 

 

Ed è proprio su questo meccanismo che possono accadere cose sgradevoli. 

 

Persone interessate a fare del bene, ma anche ad avere guadagni continuativi è piuttosto semplici, possono approfittare della modalità con cui ci si avvicina a loro, protraendo il più possibile i loro interventi.



Voglio essere molto chiaro su questo punto. 

Non sto dicendo che sia inutile aiutare chi necessita di un sostegno un po’ più prolungato, ma le cose vanno dette chiaramente. 

 

È necessario spiegare che la mentalità con cui ci si approccia al problema, ha un effetto importante anche sul risultato. 

Se la mia unica preoccupazione è quella di ridurre al minimo i sintomi del mio fastidio, facendo una seduta alla settimana, sicuramente non mi sto predisponendo alla guarigione. 

 

L’energia che richiamiamo per aiutarci a guarire, non può agire in contrasto con il nostro libero arbitrio. Ecco perché, è possibile assistere a una riduzione dei sintomi, ma non alla scomparsa del problema. 

 

In buona sostanza, possiamo appoggiarci alla guarigione energetica, ma deve rimanere ferma in noi la volontà di lavorare sulla causa del fastidio e non sui sintomi.

 

Ulteriori conferme

Diversi anni dopo essere diventato Master di ReiKi, ho seguito due corsi di Theta Healing.

Questa tecnica di guarigione, anche se in modo differente, sfrutta comunque le energie per portare alla guarigione.

Però, mentre nel ReiKi è contemplata la passività di chi richiede l’intervento, in questo approccio la consapevolezza del richiedente è fondamentale.

La persona che è con me nel percorso di guarigione, collabora attivamente a questo. 

Tuttavia, anche con il Theta

Healing non si può andare contro il libero arbitrio di nessuno. 

Ci sono molteplici motivazioni che possono spingere una persona a voler inconsciamente continuare a vivere nel problema. 

Ed è proprio in questi casi che si assiste ad un miglioramento temporaneo, seguito da una ricaduta.

Conclusione

Credo sia fondamentale parlare con chiarezza di questi aspetti, perché è molto spesso ci si convince di non meritare una guarigione o di essere sfortunati perché con noi questo approccio non funziona.

 

È fondamentale comprendere che molto dipende da come ci sentiamo e da cosa accade nella nostra mente. 

 

Mentre nella vita di tutti i giorni, è sempre più raro trovare persone rispettose del nostro libero arbitrio, nel contesto spirituale, soprattutto se coinvolgiamo energia che appartengono a piani di esistenza più elevati, questo aspetto è sacro. 

È importante comprendere che esistono innumerevoli motivazioni per cui non arriviamo a soluzioni definitive di alcune cose che nella vita ci portano sofferenza. 

Puoi scrivere nei commenti se ti interessa l’argomento, perché in caso affermativo, mi piacerebbe proprio scrivere un articolo su questo.

Anche se senti il desiderio di condividere delle esperienze fatte o semplicemente di dire la tua, lo spazio in fondo all’articolo c’è anche per questo.

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