1936,27
Questo numero credo se lo ricordi più facilmente chi è nato un po’ prima del 1990 o magari anche qualche anno dopo dipende da quanto fosse realmente attento ai soldi che aveva in tasca.
È un numero che ha segnato una svolta nella storia dell’Italia dell’Europa e che ci siamo forse lasciati alle spalle un po’ troppo rapidamente.
Il passato come chiave di lettura per il presente e per il futuro
24 anni dopo l’arrivo dell’euro siamo a fine agosto, il periodo estivo è ormai agli sgoccioli, però ancora c’è modo di comprare dei gelati da banco al bar.
E qui è nato un pensiero importante.
Esiste da che ho memoria un gelato che si chiama Coppa del Nonno. Questo gelato nel periodo subito precedente al passaggio dalle lire, le vecchie monete italiane, all’euro costava 1000 Lire ed era già uno di quei gelati che aveva un costo importante.
1000 Lire sono, in termini controvalore, poco meno di 52 centesimi di €. Oggi per acquistare lo stesso gelato servono circa cinque/sei volte i soldi che servivano inizio anni 2000.
È vero che c’è una cosa che viene chiamata inflazione, un concetto dell’economia che io peraltro non ho mai capito, che dice che il costo della vitas è costantemente in aumento o qualcosa del genere. È una di quelle cose che mi costringe a pensare che per gli esseri umani sarà sempre più difficile vivere.
Ma tornando al discorso della Coppa del Nonno, quello che mi ha colpito particolarmente, è che noi oggi ormai siamo ovviamente abituati a ragionare in termini di euro, ma la percezione che abbiamo è fortemente falsata.
Fermiamoci un istante e pensiamo a come questa moneta c’è stata presentata. La percezione che abbiamo da sempre è che il denaro in carta ha un valore molto più elevato del denaro in moneta. L’euro ce l’hanno confezionato come moneta. Ragionamento istintivo, euro = moneta = poco valore.
Ora, se è vero che non è corretto tornare indietro, perché tanto non serve, possiamo però utilizzare questo paragone in termine di valore per capire come, spesso e volentieri ci lasciamo andare in acquisti che alla fine del mese hanno un peso.
Se sommo pochi euro per tante volte diventano tanti euro, So che sembra una banalità, ma il non vedere con chiarezza questo principio, ci spinge a non farci mancare nulla, trovandoci poi in difficoltà, con i soldi che abbiamo a disposizione che non bastano mai.
Le abitudini economiche
Insieme all’euro, che ci ha di fatto portato ad una valuta più interessante nei confronti del dollaro americano, ha portato con sé anche altre abitudini che sono tipiche degli USA.
Più passa il tempo, più qualunque cosa vogliamo acquistare diventa disponibile a rate.
C’è sempre dietro il concetto di cui parlavo prima: tanto sono pochi euro.
Addirittura, se ci fai caso, vai nelle grandi catene come potrebbe essere Media World o Unieuro e vai a guardare i prezzi di un elettrodomestico, trovi in grande il prezzo della rata mensile e in piccolo, che si fa quasi fatica a leggerlo, il costo effettivo dell’elettrodomestico.
Il punto credo che non sia il cambio di valuta che, sicuramente anche se non sono un economista, ha ridimensionato la vita di molte persone. Negli anni 90 era più facile collocarsi economicamente nella fascia media, mentre oggi è più facile trovarsi nella fascia bassa o medio bassa.
Purtroppo ho l’impressione che ci stia correndo, il rischio di perdere il valore nominale del denaro, perché oltretutto abbiamo delle modalità di pagamento che ci staccano sempre di più dai soldi fisici.
Spesso andiamo a fare la spesa e guardiamo distrattamente quello che è lo scontrino, perché tanto basta appoggiare il telefono o la carta il gioco è fatto. Non è più qualche cosa di concreto che dalla mia tasca passa alla cassa del supermercato. Diventa un gesto leggero, quasi superficiale, tanto che non viene nemmeno più richiesto un codice pin.
Quando ho iniziato a pensare a questi aspetti, non ho voluto farlo in termini di congetture su come si stesse meglio negli anni 90 o su come prima dell’avvento dell’euro, le cose andassero meglio per un numero maggiore di persone, mi interessava più che altro offrire un punto di vista differente.
Un leggero passo indietro
È necessario qualcosa che ci permetta di ragionare fuori dagli schemi e di riprendere a dare il giusto valore alle cose.
Il valore dell’attesa e del sacrificio sono due esempi importanti.
La mentalità che ho descritto finora, ci porta spesso e volentieri verso acquisti fatti senza troppo ragionare, senza troppo chiedersi se è davvero ciò di cui abbiamo realmente bisogno. E senza troppo chiederci se potremmo aspettare ad acquistare qualcosa, perché anche se comprare a rate ci alletta, ci fa rientrare ancora nel pericoloso circolo del “tanto sono pochi euro”. Ma pochi per lo smartphone nuovo, pochi per la lavatrice, pochi per la pay per view e abbiamo tutti un’idea chiara di come si fa un’addizione.
Anche se questa idea commercialmente ed economicamente funziona, perché a tutti gli effetti crea un’economia che in apparenza è fiorente, crea gabbie invisibili dalle quali è difficile uscire.
Perfino un bene relativamente rilevante come uno smartphone che se di fascia alta ha un costo che equivale quasi a uno stipendio, ci viene proposto a 40 € al mese.
Quelle famose 1936,27 lire erano qualcosa che potevamo toccare, erano qualcosa su cui si poteva riflettere in qualche misura. La maggior parte degli acquisti si facevano cash ed era più facile vedere il portafogli svuotarsi. C’era un’idea davvero differente del valore del denaro, che portava le persone ad avere un approccio differente con la vita stessa. Eppure si viveva comunque, magari aspettando, magari risparmiando e sicuramente con la capacità di accettare di buon grado quel fastidio di non avere subito tutto ciò che si voleva.
Io sono nato a metà degli anni ’70 e quando c’è stato il passaggio dalla lira agli euro stavo iniziando a fare le prime esperienze di vita da persona adulta. Sono andato a vivere in affitto , ho iniziato a pagare le bollette ed erano tutte cose di cui potenzialmente non mi ero mai occupato prima. Credo che questo processo sia stato una sorta di questo imprinting economico, che soprattutto all’inizio, mi ha costretto a equiparare costantemente le due valute. Ricordo che quasi da subito il controvalore, che neanche troppo velatamente veniva proposto era, 1000 lire = 1 euro.
La realtà era già falsata in partenza, perché al supermercato ciò che prima costava 2000 lire, ha iniziato a costare 2 euro che, se ricordi il numero magico 1936,27, erano praticamente il doppio.
Obbligato dalle responsabilità che prima non avevo, ad avere attenzione per queste cose, oggi continuo ad essere attento anche ai prezzi trappola. Perché 9 euro scritto in grande e 99 scritto in piccolo sono sempre e comunque più 10 che 9.
Il motivo per il quale ti sto proponendo questo articolo riguarda proprio l’importanza di non perdere di vista queste dinamiche. Sono fermamente convinto che ogni tanto ritornare a fare paralleli sul costo della vita e sul valore effettivo del denaro, mi aiuta a fare meglio determinate scelte.
Spesso mi aiuta perfino a capire se ho davvero bisogno della cosa per cui sento l’impulso dell’acquisto, perché quando poi la paragono con le vecchie lire e con il potere di acquisto su alcuni beni, mi viene naturale dare un peso totalmente diverso allo shopping.
Anche se non è così semplice per chi non ha vissuto questo passaggio, credo che sia comunque utile soffermarsi sul valore dei soldi, sul valore degli euro, sul valore di quei pochi euro, che però sommandoli più volte diventano tanti.