La vacanza ci fa davvero stare meglio?

Siamo italiani e come tali abbiamo sviluppato fin dagli anni ’50 e ‘60 una cultura esagerata per quella che è la vacanza, soprattutto nel mese di agosto. 

Il nostro paese si ferma e c’è una necessità quasi legata alla sopravvivenza di staccare, di fare vacanza.

Ma che cosa ci fa stare davvero bene nel processo vacanziero? 

La novità che sospende i processi abituali

Tre concetti contano particolarmente in questo processo. 

Il primo è la risposta di orientamento, ovvero quando entriamo in un ambiente nuovo e l’attenzione viene automaticamente catturata dalle novità. 

C’è una ragione logica dietro a tutto questo. Dobbiamo capire dove siamo, cosa sta succedendo, cosa è importante e cosa dobbiamo fare.

Questo principio che in origine è stato studiato da Pavlov poi è stato ripreso e approfondito in psicofisiòlògia.  

Quella leggera scossettina che ci fa sentire degli avventurieri, anche se ci troviamo in un villaggio turistico, dove di avventuroso probabilmente c’è ben poco, parte proprio da questi processi. 

Non tarda però purtroppo ad arrivare l’adattamento e la formazione o costruzione. di nuovi schemi. Progressivamente più le ore e i giorni passano più quello che era imprevedibile diventa prevedibile.

Cominciano a capire dove troviamo tutto ciò che ci serve e come funziona l’ambiente, quali sono i ritmi che contraddistinguono quel luogo, cosa dobbiamo fare e cosa possiamo ignorare.

Su quest’ultimo punto c’è un aspetto che trovo molto interessante. Se per esempio hai avuto l’opportunità di prendere in affitto una casa per trascorrerci le vacanze, avrai fatto caso che ogni volta che senti un rumore nuovo, soprattutto i primi giorni e le prime ore che ti trovi in quell’ambiente, sei subito allerta. Cerchi di capire immediatamente che cosa sta succedendo e se è pericoloso per te.

Col passare del tempo quei rumori che hai riconosciuto come non pericolosi, diventano parte integrante dell’ambiente e di conseguenza non hai più bisogno di saltare in aria ogni volta che ne senti uno.

Questo tipo di adattamento si manifesta perché il cervello deve cercare di ridurre l’incertezza. Quindi dal punto di vista evolutivo, ciò che non risulta pericoloso può essere catalogato come tale e non produrre più l’effetto allerta. Cominciano a innescarsi i modelli preditivi, cioè la capacità di predire il risultato di un avvenimento.

Superato questo momento, c’è il ritorno agli automatismi e alle abitudini. 

Quando il nostro cervello riesce a rilassarsi perché comprende che non ha più nulla da dover gestire con urgenza. E che cosa succede? 

Ricompaiono quelli che sono i nostri schemi funzionali legati al subconscio. Quindi tutte le scelte che facciamo abitualmente con i nostri programmi che ci condizionano nel bene e nel male, tornano fuori in tutto il loro splendore.

La soddisfazione che non dura

Mi è capitato di conoscere persone che dopo tre giorni di vacanza sono già praticamente in crisi d’astinenza dalla loro vita abituale e persone che invece tutto sommato anche dopo sette giorni rimarrebbero ancora tranquillamente del tempo in quel contesto. 

Ciò che è certo e altrettanto palese è che non siamo tutti uguali. 

Schemi più o meno funzionali ci appartengono fanno parte di noi. Alcuni di noi riescono a gestirli di più, altri di meno, ma dipende anche dalle circostanze in cui ci troviamo. 

Se abbiamo a che fare un programma interiore che riguarda aspetti particolarmente specifici della nostra vita, potremmo anche non trovarci in una situazione dove deve fare la sua comparsa, ma se invece il programma è uno di quelli che condiziona le dinamiche quotidiane? 

In quel caso, purtroppo, lo schema emerge quasi subito e quell’idea di vacanza, come situazione di stacco dalla routine e purificazione dal contesto lavorativo/familiare, crolla miseramente.

Gli esperti della fuga

Gli stessi processi che abbiamo appena visto non sono tipici solo ed esclusivamente del periodo delle vacanze. Si manifestano anche quotidianamente nella vita delle persone con programmi interiori particolarmente forti.

Il sistema è esattamente lo stesso in ambito lavorativo e personale. 

La novità fa sì che per un po’ non emergano i vecchi schemi, ma quando viene messa da parte la condizione legata alla novità, tutto riprende da capo. 

Ed ecco che arriva la necessità di fuggire, di cambiare relazione, di cambiare lavoro, di cambiare il contesto in cui ci si trova, perché sembra essere l’unico sistema per gestire i programmi interiori che non funzionano.

… e una piccola vacanza tutti i giorni?

La scelta fatta svariati anni fa di avere come compagni di vita un numero importante di amici pelosi a quattro zampe, mi crea una difficoltà oggettiva nel fare  insieme alla mia famiglia.
Capita quindi che di tanto in tanto, a turno ci si prenda delle piccole pause.

Diverse persone hanno riconosciuto questo come un freno importante e più volte mi è stato chiesto: Ma come fai a non andare in vacanza? 

Ridendo ho sempre risposto: io il mio momento di vacanza quotidiano! 

Questo nella maggior parte dei casi lascia le persone con un punto interrogativo disegnato sul volto. Cosa intendi per vacanza quotidiana? 

La mia non è una vacanza fisica. È una vacanza mentale.

Il tempo che può oscillare tra i 20 e i 45 minuti che quotidianamente investo nella meditazione. Mi aiuta a fare ordine nella mia mente e a gestire i programmi che creano difficoltà nella vita di tutti i giorni.

 Questo è un sistema, che ormai fa parte della mia vita da quasi 15 anni, mi sta permettendo di non avere dei lunghi periodi di vacanza e di non patire particolarmente per questo.

Buone vacanze

Spero che questo articolo non ti abbia rovinato le vacanze! Se così fosse, non era mia intenzione. 

Non sto assolutamente dicendo che le vacanze sono inutili. Anzi, voglio dirti che se sei in quel momento dell’anno, è giusto che tutte le goda il più possibile.

Con questo articolo, voglio solo metterti davanti al fatto che vivere con una certa dose di consapevolezza ci aiuta ad affrontare meglio anche le vacanze.

Sapere cosa sta dietro ai meccanismi che apparentemente ci fanno stare meglio, può aiutarci addirittura a prolungare quel benessere, con la consapevolezza che potremmo dover tenere a bada quei programmi, che passata la novità, potrebbero ricomparire. 

Se hai trovato risonanza in quella situazione dove pochi giorni cominciano già ad essere troppi o se sei una di quelle persone che starebbe in vacanza anche tre mesi senza rimpiangere la vita di tutti i giorni, scrivilo nei commenti.

Ma soprattutto mi piacerebbe sapere cosa ne pensi in merito alla vacanza quotidiana, ci hai mai pensato? 

Se al rientro dovessi accorgerti che i soliti automatismi tornano a farsi sentire più forti di prima e desideri imparare a gestirli, sai dove trovarmi per lavorarci insieme.

Buona continuazione

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