I medici dissero che non avrei mai camminato
Ci sono sentenze che non sono per nulla facili da digerire e ci sono anche situazioni in cui si creano le condizioni per poterle sovvertire.
La nascita in Africa e il verdetto della scienza
Nel 1975, nascere in alcune zone dell’Africa con qualche complicazione legata al parto, poteva essere il presupposto per una sentenza poco gradevole.
Per tutta una serie di coincidenze lavorative, ma sono convinto anche carniche, mi sono trovato proprio in quella situazione. L’8 febbraio del 1975 ho deciso in anticipo di due mesi sulla tabella di marcia di nascere a Ithezhiithezhi in Zambia, luogo in cui mio padre in quel periodo stava lavorando.
A causa di un’incompatibilità sanguigna con mia madre, ci sono state delle complicanze non ben gestite e per queste una febbre molto alta, ha lesionato una parte del mio cervello.
All’inizio nessuno fece caso al fatto che c’era qualcosa che non funzionava nel modo giusto, ma con il passare delle settimane, cominciarono a comparire i primi segnali di difficoltà di coordinazione dei movimenti e di lentezza nei progressi.
Fu così che una volta rientrati in Italia e a pochi mesi dalla mia nascita, i medici specialisti consultati, erano tutti d’accordo, non sarei mai stato autosufficiente e soprattutto, non avrei mai camminato.
Oggi, 51 anni dopo ho una moglie, una figlia di 21 anni, un numero imprecisato di cani che fanno parte della mia vita e soprattutto, cammino.
Ora ti racconto cosa è successo…
Facciamo un salto in avanti di qualche anno.
Ho sette anni, vado a scuola e me la cavo discretamente, ma come hanno detto i medici, non cammino. Se mi devo spostare per pochi metri, riesco a farlo esclusivamente in ginocchio.
È decisamente un po’ frustrante vedere i miei compagni di classe che giocano, corrono, saltano, tutte cose che io non posso fare.
Poi, un giorno, mentre sono seduto su una poltroncina all’inizio del corridoio di casa, succede qualcosa. Dalla parte opposta di un corridoio di circa 12 m, che a me sembrava lungo come la galleria Vittorio Emanuele II a Milano, ci sono le camere da letto e in una di queste c’è mia madre che sta sistemando dei vestiti.
Io sono seduto in attesa di uscire con lei nel giro di qualche minuto e ad un certo punto un’idea si presenta nella mia testa: voglio andare da mia madre!
I dodici metri che hanno cambiato tutto
Questa idea che dapprima sembra essere sussurrata, aumenta di ritmo e di volume, fino a diventare quasi un grido nelle mie orecchie.
Percorrere quei 12 m in ginocchio, scendendo semplicemente dalla poltroncina, non è una cosa impossibile ma nella mia testa non c’è quell’immagine. L’immagine che vedo è di me che ci arrivo camminando sui miei piedi.
Certo, la preoccupazione è grande non ho mai attraversato il corridoio da solo senza che nessuno mi sostenga! Non so se avrò l’equilibrio sufficiente per farlo e quindi se riuscirò a non cadere, sento però che voglio provarci lo stesso. In me c’è un desiderio enorme di non darla vinta a quelli che mi hanno detto che non posso.
Mentre il desiderio prende sempre di più forma, finisco per visualizzare nella mia mente me che cammino e mentre faccio questo nella mia testa c’è una voce che mi dice – PUOI FARCELA.
Quelle due parole così piccole ma al tempo stesso così forti sono l’unico appiglio che sento di avere per reggermi sulle mie gambe.
Ci provo. Con un po’ di fatica, sollevo il sedere dalla poltroncina, barcollo un po’ ma riesco a mantenere l’equilibrio e poi provo a fare il primo passo.
È una sensazione stranissima. Ho già provato a camminare, ma questa è la prima volta in cui non c’è nessuno che mi sostiene è tutta opera mia.
Se da un lato l’adrenalina del momento mi fa sentire una sorta di supereroe, dall’altra c’è una paura esagerata di cadere.
Muovo i primi passi che producono un suono quasi eccessivo nel corridoio. Siamo in casa solo io e mia madre, senza alcun rumore di sottofondo. I miei passi sono l’unica cosa che si sente. Soprattutto sono l’unica cosa che sento io, perché in quel momento il resto del mondo è come scomparso.
Non sono mai andato in bicicletta, ma da come me l’hanno spiegato sembra che la velocità consenta di mantenere l’equilibrio. In quei 12 m credo di aver vissuto un’esperienza molto simile, il movimento mi stava aiutando a mantenermi in piedi.
Ecco, mancano pochi metri alla camera da letto, dove c’è mia madre che a quel punto sente il rumore dei miei passi e mette fuori la testa dalla porta.
Credo non potrò mai dimenticare la sua espressione, era un misto di gioia, stupore, con una briciola di preoccupazione e non saprei cos’altro ancora.
Come la vedo, mi fermo. E come mi fermo comincio a barcollare, ma riesco comunque a mantenere l’equilibrio. Mia madre che osserva senza parole ciò che sta accadendo, rompe il silenzio con la domanda meno probabile: “Cosa ci fai qui?”
La mia risposta non è da meno: “Sono venuto a trovarti!”
Entrambi scoppiamo piangere per l’emozione che non riusciamo a trattenere, ci abbracciamo e quel abbraccio sembra durare un’eternità.
Vita, Amore, Crescita: la mia storia, la tua ispirazione
Quella camminata non ha cambiato soltanto quel giorno. Ha ridefinito ogni singolo istante della mia vita successiva. In quei dodici metri ho scoperto una dinamica che mi avrebbe accompagnato per sempre: il movimento mi stava aiutando a mantenermi in piedi. Finché barcolli ma continui a fare un passo, l’equilibrio si trova da sé. Se ti fermi, cadi.
Oggi sono passati cinquantuno anni da quando i medici avevano firmato la mia condanna. Ho una splendida famiglia e, ironia della sorte, passo le mie giornate a fare esattamente la stessa cosa che ho fatto quel giorno: aiutare le persone a camminare.
Non parlo di un cammino fisico, ovviamente. Nel mio lavoro di guida all’evoluzione personale, mi rendo conto che moltissimi di noi sono ancora fermi su quella stessa poltroncina all’inizio del corridoio. Non sono bloccati da un limite del corpo, ma da una sentenza mentale che hanno accettato come verità assoluta: “Non sono abbastanza intelligente”, “Non fa per me”, “Ormai è troppo tardi”.
Il mio compito oggi non è insegnare una tecnica, ma accendere una luce in fondo a quel tunnel e aiutare le persone a ritrovare quella voce esile, ma fortissima, che dice: puoi farcela.
Quello che ti ho raccontato è solo uno dei vincoli della disabilità da cui mi sono liberato. E non te l’ho raccontato né per sentirmi dire bravo, né tantomeno per far sorgere una qualche forma di pietà nei miei confronti. Te l’ho raccontato perché sono convinto che ognuno di noi abbia più di un corridoio da attraversare nella vita, e che ognuno di noi abbia delle sentenze da sovvertire.
La determinazione e la fiducia che mi hanno portato ad alzarmi da quella poltroncina sono le stesse con cui ho scritto Vita, Amore, Crescita. Il mio viaggio. La mia trasformazione. La tua ispirazione.
Dentro quelle pagine non troverai soltanto quella camminata; troverai molti altri corridoi che ho dovuto attraversare nella mia vita.
Il libro è da oggi disponibile su Amazon in formato digitale e, a partire dal 1° agosto, sarà disponibile anche in formato cartaceo, stampato rigorosamente su carta riciclata.
E tu? Qual è il verdetto a cui hai deciso di non credere? Se ti va, condividi la tua storia nei commenti qui sotto.
La tua esperienza caro Moreno è stata per me persona che ha incontrato la disabilità a 51 anni la metafora inversa della tua vita. Ti ho cercato come si cerca la stella giusta nel firmamento con la unica volontà di non essere né commiserata né reputata soprannaturale ma compresa e soprattutto sentirmi dire quel PUOI FARCELA che per me è stato IMPERATIVO per tutta la mia vita di atleta. E mai come da disabile quell’ imperativo è diventato sempre meno ordine e sempre più CORAGGIO.
Sono convinta che ogni storia abbia uno scopo….
Io che nella vita aiuto le persone come Naturopata ho appreso qualcosa di unico e raro che nessun libro o corso poteva insegnarmi.
E quindi a monte di questo sono grata che in qualche modo sto’ funzionando ancora.
Ti voglio bene e grazie per esserci.
Consiglio a tutti di non avere paura di affrontare i vs limiti potrebbe stupirvi cosa vi aspetta.
Moreno sa’ guardare oltre.
Alessandra Loi