In alcuni articoli scritti in precedenza, ho voluto condividere delle esperienze fatte, dal punto di vista della comunicazione sottile. In questo articolo, vorrei invece raccontare le motivazioni che stanno dietro ad una scelta abbastanza insolita, caratterizzata dalla strada che ho deciso di percorrere.

Ci sono svariati modi, attraverso i quali è possibile aiutare una persona a vivere bene con il proprio animale, non tutti però offrono l’opportunità di avere anche il punto di vista dell’animale. Ed è proprio questo aspetto che voglio cercare di sviluppare in questo articolo.

Si ha molto spesso l’idea, che avere a che fare con un animale, significhi relazionarsi con un essere assolutamente inferiore a noi, nulla di più sbagliato.

In ogni animale, le radici stesse del termine lo dicono, è presente un’anima, questa, più o meno evoluta, determina una coscienza, che permette a quest’ultimo di fare esperienze, provando sentimenti veri.

I sentimenti e gli stati emotivi, non sono per nulla differenti dai nostri, ciò che cambia è la percezione di quello che accade intorno all’animale, il quale molto spesso, si dà delle spiegazioni non esattamente coerenti con quella che è la nostra percezione degli eventi.

Se ci pensiamo, anche i bambini molto piccoli, tendono a darsi spiegazioni di ciò che accade intorno a loro e non avendo però una visione completa della situazione, possono cadere in errore.

Non potremmo però mai dire di un bambino che non è capace di provare sentimenti, lo stesso vale per l’animale. Voglio riportare qui di seguito alcuni stralci di comunicazioni fatte, per fornirti un’idea di come diverga la nostra visione della realtà, da quella dell’animale, fermo restando che quando si parla della relazione che costruiamo con loro, i sentimenti sono più che mai autentici ed assolutamente sovrapponibili ai nostri.

Voglio cominciare con Cioppino, un gatto convinto di essere il padrone del territorio circostante la casa e di tutto ciò che in essa è contenuto, premettendo che la richiesta di contatto, mi è arrivata poiché il gatto pareva non voler stare in casa, se non per tempi molto brevi:

“Mi racconti qualcosa di te, perché non vuoi stare in casa?

Io sono uno spirito libero le convenzioni non mi piacciono, amo poter inseguire topi e uccelli. Il mio regno è tutto intorno alla casa e sento mio tutto ciò che ci sta dentro. Non mi dispiace ogni tanto entrare, ma il senso di libertà che provo fuori non ha eguali. Di a Gaia che sto bene così”.

Proseguo con Nilo, un levriero che giustifica i suoi comportamenti aggressivi, come unico modo per chiarire le incomprensioni con i proprietari:

“Come ti trovi con i tuoi padroni?

Con i padroni sto bene ma non mi lasciano in pace

Perché hai comportamenti aggressivi nei loro confronti?

Perché vogliono che faccia cose che non voglio fare

Come ti senti dopo aver aggredito?

So che quando li mordo sbaglio ma non so come altro fare

Come ti trovi con l’altro cane?

Con l’altro cane mi trovo bene ma è un po’ passivo

Perché hai aggredito la nonna?

Ho aggredito la nonna perché è disattenta e non rispetta i miei spazi

Sei stato aggressivo anche nei confronti del tuo padrone, come mai?

Anche Luca ogni tanto esagera e devo metterlo a posto

Qual è il tuo rapporto con gli altri cani?

Gli altri cani maschi mi fanno paura

E con il veterinario?

Il veterinario mi terrorizza

Cosa posso fare per aiutarti a non mordere più?

Non morderò più se mi lasciano stare tranquillo nei miei spazi e mi rispettano

C’è qualcosa che ti piacerebbe fare?

Non esco abbastanza, mi piacerebbe uscire qualche volta in più nella giornata

Ti piace il tuo nome?

Il mio nome mi piace abbastanza”.

Il punto è che ogni individuo, con le idee non chiare, in merito agli avvenimenti importanti per lui, può restare frustrato da questi e rispondere alla frustrazione in modo istintivo, a volte proprio per questo, pericoloso.

Espongo meglio questo aspetto, riprendendo una comunicazione fatta con Grace, una cavalla di cui ho già scritto:

“D: Ciao, ti va di raccontarmi qualcosa?

R: Certo, perché no, sai mi sento un po’ trascurata

D: Stai bene fisicamente?

R: Si

D: Cosa c’è che non va?

R: Non vedo Elena da un po’

D: Com’è il rapporto con lei?

R: Non si fida di me e non so il motivo, sono una brava cavalla

D: posso dire ad Elena ciò che mi hai detto?

R: sì, te ne sarei grata.

D: grazie per aver comunicato con me, sono molto contento

R: anch’io!”.

Questa conversazione, è stata molto stringata, ma al tempo stesso molto efficace. Grace mi ha voluto comunicare una frustrazione, legata ad un comportamento di Elena (la sua umana), della quale non era capace di darsi spiegazione. Per la situazione che si era generata, la cavalla non aveva alcuna colpa, l’insicurezza di Elena, in seguito ad una caduta, aveva creato il contesto per il quale Grace si sentiva trascurata.

Come essere umano, quando mi trovo davanti a situazioni che non so spiegarmi, scopro di avere parecchia difficoltà ad accettarle. Ed io, non perché voglio sentirmi superiore, ma credo di avere un’elasticità mentale maggiore, rispetto a quella di un cavallo. Posso quindi solo immaginare, come debba essersi sentita Grace, quando ha vissuto l’improvviso allontanamento di Elena. Non deve essere stata una bella esperienza.

Come dicevo prima, esperienze di questa natura, messe in relazione con un carattere meno “forte”, possono scatenare nell’animale comportamenti a volte apparentemente inspiegabili.

Avere l’opportunità di dare spiegazioni sincere, apre le porte per un riaggiustamento di tutti gli equilibri emotivi e comportamentali.

Con questo, non voglio dire che il lavoro che svolgevo fino a qualche anno fa, senza l’appoggio della comunicazione sottile, non fosse valido. Dico solamente che è un po’ come avere un’auto di una certa cilindrata messa a confronto con un’auto di pari cilindrata, ma dotata di turbo. C’è sicuramente una differenza sostanziale a livello di prestazioni!

L’aiuto in più che posso dare agli animali e alle persone con cui questi condividono tutta o una parte della loro vita, e ciò che mi spinge ad andare avanti nel fare ciò che faccio, pur esponendomi a critiche da parte di chi non capisce o non accetta, questa parte del mio lavoro.

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