Qualche giorno fa ricevo un graditissimo messaggio, da parte di Elena, un’amica con la quale per un certo periodo ho lavorato.

Il suo cane, un Carlino di nome Oliver, praticava la Rally Obedience, con dei risultati spettacolari. Ancora oggi e sono passati diversi anni, cito spesso questo binomio, come esempio di affiatamento e di buoni risultati che si possono ottenere costruendo una buona relazione con il cane.

Elena mi scrive, dicendomi che ha da poco preso un gatto, sembra però che Oliver non l’abbia accettato del tutto. Mi domanda quindi aiuto, per cercare di sbrogliare la situazione.

Le invio quindi un messaggio, dicendole che preferisco ci si senta telefonicamente, per capire quale strategia seguire. In breve tempo, arriva la telefonata.

Durante il colloquio telefonico, le spiego che da un po’ di tempo a questa parte, attraverso la comunicazione sottile, posso indagare sulle necessità degli animali, cercando poi un rimedio per farli vivere meglio.

Elena, entusiasta di questa cosa, mi dice: “Va bene, partiamo con questo approccio che mi intriga tantissimo“.

Le spiego che mi occorre un po’ di collaborazione da parte sua, perché non sempre le informazioni che arrivano sono chiarissime. Mi dice che è assolutamente è ben disposta in tal senso. Le dico inoltre, che, quando devo valutare il rapporto tra due animali, preferisco inizialmente comunicare separatamente con ognuno di loro e che ho intenzione di iniziare dal gatto Gaston. Lei è d’accordo.

Procedo quindi con il primo contatto, con il suo micione. Ti riporto, qui di seguito la “chiacchierata“:

D: ti va di comunicare con me?

R: sì

D: qual è il tuo cibo preferito?

R: quello che arriva da una scatoletta quadrata color argento

D: cosa ti piace fare?

R: osservare dall’alto tutto quello che succede

D: con che cosa ti piace giocare?

R: una piccola palla color oro, che fa rumore

D: come ti senti?

R: non saprei, mi sento un po’ solo

D: cosa pensi di Oliver?

R: Oliver è buffo

D: vorresti interagire con lui?

R: sì, ma si scoccia

D: qual è il tuo posto preferito?

R: un cuscino rosso, con una struttura in vimini

Di: vuoi che dica qualcosa ad Elena da parte tua?

R: vorrei non stare solo così tanto.

D: vuoi raccontarmi un piccolo segreto?

R: ho nascosto un gioco nel vaso di una pianta

D: posso dirlo ad Elena?

R: sì

Prima di ringraziare Gaston per tutte le informazioni che mi aveva dato, gli chiedo se posso fare una piccola indagine sulla sua salute. La risposta è affermativa.

C’è una tecnica, che si chiama Gestalt, la quale permette di indagare sullo stato di salute, sentendo su sé stessi eventuali disagi dell’indagato.

Mi arriva subito una sensazione di fastidio al naso, come se fosse raffreddato. Fa seguito, un leggero prurito agli occhi.

Continuo con la scansione e mi prende un leggero dolore al terzo dito della mano destra e di seguito, una sensazione di fame che non mi appartiene.

Mando un messaggio ad Elena, nel quale le chiedo se posso contattarla, per comunicarle i risultati del primo contatto con Gaston.

Non sta nella pelle e mi chiede se può chiamarmi lei subito. Le rispondo affermativamente.

Le riporto tutte le cose che il suo gatto mi ha detto, cercando di capire quanta corrispondenza c’è.

Il primo contatto, non è sempre stabilissimo, spesso l’animale è sconcertato da quello che sta accadendo, è pertanto necessario cercare un setting ottimale, che di solito arriva con i contatti successivi.

A parere di Elena, molte cose corrispondono, ma su alcune è il caso di indagare ulteriormente.

Riusciamo a capire, che il gioco preferito, sembra essere una pallina di carta stagnola dorata, con la quale Gaston ha giocato il giorno prima.

Per quanto riguarda il posto preferito, inizialmente abbiamo serie difficoltà nel comprendere di cosa si tratti. Poi ad Elena viene un’idea, ricorda di aver tolto da poco una borsa, che era appoggiata sul divano, la cui struttura interna e dei manici, ricorda quella delle poltrone in vimini.

La borsa è effettivamente rivestita, almeno in parte, di un tessuto rosso.

Senza che io le dica nulla, va a prendere la borsa e la rimette sul divano. In tempo zero, Gaston, si materializza all’interno della borsa, apparentemente molto soddisfatto.

Descrivo poi ad Elena, le sensazioni fisiche, legate allo stato di salute del gatto.

Mi risponde che effettivamente nell’ultimo periodo, starnutisce con una certa frequenza e si pulisce un occhio più del solito. Mi dice inoltre che il giorno prima, gli ha tagliato le unghie e mentre siamo al telefono, gli manipola le zampe. Nessun problema per la zampa sinistra, ma appena prova a toccare la destra, il gatto la ritrae.

Mi racconta inoltre, che effettivamente Gaston, è spesso alla ricerca di cibo, malgrado le si attenga alle dosi riportate sulla confezione dell’alimento.

Ora, andrò a comunicare con Oliver e appena possibile, scriverò anche di lui.

Per il momento, ringrazio Elena per avermi consentito di pubblicare questa prima parte della storia.

One thought on “Il gatto con la borsa

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