Se mi dovessi descrivere, usando una parola sola, direi che sono un po’ orso.
Amo stare solo con me stesso, amo comunicare con gli animali senza dire una parola e amo meditare. Tutte condizioni contrarie ad avere una vita particolarmente mondana.

Serviva rivedere un caro amico del tempi delle scuole elementari, per rompere piacevolmente le mie abitudini.

Qualche giorno fa, in un contesto assolutamente inatteso, rivedo Andrea Pilotta. Nei cinque anni di scuola elementare, abbiamo trascorso un sacco di tempo giocando insieme, poi, come spesso accade per un lunghissimo periodo, ci siamo solo intravisti.
Fino a quando, come dicevo, mi succede di rincontrarlo in un contesto anni non del tutto familiare. Un contesto, in cui Bruno Pepe, un esperto in radioestesia, ci spiega, offrendomi una prospettiva del tutto nuova, il significato della vita.

In questo frangente scopro di avere in comune con Andrea, la ricerca della consapevolezza in un cammino che ci accomuna tutti.
La mia ricerca, in tale direzione, nasce dall’evento di separazione con mio padre, in un paio di giorni, vengo a sapere invece che per il mio amico questa ricerca ha inizio, con un evento che traumatizzerebbe chiunque.
Scopro infatti, da un articolo che mi manda, che all’incirca tre anni fa, il suo bimbo di 10 anni ha lasciato il corpo a causa di una cardiopatia congenita.
Non posso nemmeno immaginare il dolore che può avere provato Andrea, ma attraverso questa enorme sofferenza, nasce qualcosa di estremamente bello.

Andrea, ha mantenuto il contatto con suo figlio Jacopo, il quale lo ha spinto a scrivere di questa esperienza, al fine di rendere le persone più consapevoli di ciò che accade quando non si è è più forma corporea.

Ma arriviamo al dunque. Pochi giorni dopo, Andrea mi dice che è stato invitato a Casalpusterlengo, per presentare “La rivoluzione d’Amore”. Questo è il titolo del libro di cui accennavo prima.

Il piacere di poter condividere con lui questa esperienza, mi rende più semplice abbandonare la mia pelliccia da orso. Così decido, senza troppo litigare con me stesso, di accettare l’invito.

Quindi, pronti via. Intorno alle 14 di sabato pomeriggio ci mettiamo in viaggio per Casalpusterlengo. Passano pochi minuti e mi accorgo che il legame esistente tra me ed il mio amico, malgrado siano passati tantissimi anni, non si è nemmeno un po’ deteriorato. Chiacchieriamo, ridiamo e scherziamo, come se non fosse passato neanche un giorno dall’ultima volta che ci siamo visti.

C’è in me un po’ di tristezza per il suo trascorso, cerco però di non farlo trasparire, offrendogli tutto il mio appoggio, anche senza dirgli nulla.

Arriviamo, dopo un viaggio, che non posso definire in altro modo, se non divertente. Anche se alla fine abbiamo parlato soprattutto di argomenti seri.
Dopo qualche momento di relax, ci rechiamo nella sala che ospiterà l’evento. Mentre Andrea si prepara, mi cerco un posto in fondo in fondo, per non sentirmi troppo privilegiato e soprattutto per lasciare una sedia in più disponibile ad altri.
L’autore, anche se non si definisce tale, viene presentato dall’organizzatrice dell’evento.
Comincia raccontare della nascita del libro, le cui prime pagine sono state scritte addirittura prima che Jacopo, detto “Papo” nascesse, procedendo fino al momento del suo passaggio ed andando oltre.

L’argomento trattato, non è uno scherzo, è impegnativo ed è anche estremamente serio. Ciò che mi colpisce di più, è come Andrea riesca ad essere spontaneo, anche se traspare l’infinità di sentimenti che hanno contraddistinto la sua vita fino a questo momento, non manca di far arrivare il messaggio di leggerezza che Papo desidera comunicare a tutti.
Nell’ascoltare le descrizioni di alcuni momenti vissuti con suo figlio, emerge un’anima con delle qualità fantastiche, rimasta in questa vita solo per dieci anni. Capace però di lasciare un segno davvero importante per tutti noi.

In tutto questo Andrea, con il suo pesante fardello, è propositivo e non sta fermo un attimo! Anche quando racconta di momenti mediatici, che in qualche modo lo hanno reso famoso, resta semplice. Manifesta con tutto il suo essere, di aver preso in carico un’importante missione e anche quando arrivano domande difficili da parte del pubblico, mostra una serenità ed una diplomazia degna di uno scrittore navigato.

Questa esperienza mi ha fatto estremamente bene, mi ha confermato che vivere con uno scopo altruistico rende il viaggio, citando Bruno pepe “prima del ritorno a casa“, una esperienza migliore per noi e per gli altri.


2 thoughts on “Un bel pomeriggio, anche un po’ particolare!

  1. La morte è già presente al momento della nascita….è la legge dell’impermanenza !
    Certamente, per un genitore, la morte di un figlio è inaturale, e come tale genera un dolore straziante!
    Ho molto apprezzato il fatto che, tu affermi, che senza far pesare la cosa, hai sostenuto e dato compassione al tuo amico, in silenzio comunicando fra le vostre parti più sottili, se lo si sa fare…è veramente un ‘ottima cosa…nel silenzio giungi al cuore della persona….nel silenzio crei un contatto fatto di vibrazioni!!!! Complimenti e Nameste’!!!!!

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  2. Ciao Moreno,
    anche io sono molto contento d’averti ritrovato! E’ decisamente evidente ciò che abbiamo da scambiarci e da fare insieme Tu ed io.
    Ti ringrazio per non aver utilizzato quella parola che è proprio brutta e stupida perché la morte fa schifo e non esiste! La morte è solo la perdita del corpo, lo strumento che la Nostra Anima ha per viversi questa Esperienza terrena che serve a far Evolvere l’Anima. La morte fa solo rabbrividire a pronunciare ‘sta parola orribile. La morte è solo una Porta verso il Resto ed il Proseguimento della Vita della Nostra Anima! Che gli esseri umani, troppo umani, pensino solo alla morte e ne soffrano, che le Anime Vivano in Eterno ed insegnino a ‘sti esseri umani, troppo umani, ad Elevarsi dalle loro ataviche paure così basse e bieche.  

    Grazie Amico!
    Ci vediamo presto a Meditare in Leggerezza!
    Andrea

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