È con un po’ di tristezza ed ansia nel cuore che scrivo questo articolo. Credo del resto, che se non avessi provato questi sentimenti, probabilmente, questa riflessione sarebbe rimasta assolutamente personale.

Sono trascorsi ormai diversi anni, da quando, stanco perché non riuscivo ad ottenere informazioni completamente veritiere dai proprietari, decisi di fare un corso di comunicazione sottile con gli animali. Feci questo, con l’idea di poter ricevere informazioni direttamente dall’animale, quando i suoi comportamenti non corrispondevano con le informazioni che ricevevo dalle persone che vivevano con lui.

Da quel momento, ho iniziato ad affinare le tecniche comunicative, sfruttando ciò che aveva imparato con la meditazione e la gestione delle energie generate dal mio corpo. Nacque così un percorso da me battezzato Mind to Mind. Ormai è il quarto anno, che questo percorso viene proposto al pubblico, lasciando, a chi si applica, la capacità di vedere ciò che sta facendo l’animale, porgli domande ed ottenere risposte.

bei Ma arriviamo al punto. Anche se gli animali che ci circondano, hanno competenze cognitive un po’ meno elevate delle nostre, paragonabili più o meno ad un bimbo di 2/3 anni, si rischia molto spesso di considerarli meno di ciò che in realtà sono. Cosa intendo dire con questo? È molto bello considerare il nostro cane, gatto o cavallo, come un tenero essere con cui condividiamo alcuni bei momenti della nostra vita. Rischiamo però che ci sfuggano, alcuni aspetti di lui, che sono caratteristici di chiunque abbia un’anima!
Cosa comporta avere un anima?
Provare emozioni.
Possiamo ritenere le emozioni provate da un animale, diverse dalle nostre?
Anche se di fatto lo facciamo, la risposta è no.

Andando un po’ sotto la superficie o meglio quello strato di superficialità, che rischia di avvolgere tutti gli animali, emerge un carattere ben delineato, con delle idee estremamente chiare, su ciò che sono e ciò che vogliono. Ma soprattutto, emerge la necessità che anche noi abbiamo, di essere capiti. Quando guardiamo un cane o un qualunque altro animale, ci vengono in mente quasi esclusivamente necessità primordiali. Mangiare, bere, cercare qualcuno con cui accoppiarsi, difendere ciò che è considerato proprio e poco altro ancora.
Se ti dicessi invece, che l’animale che hai in casa, è capace di provare frustrazione, preoccupazione e tutta una serie di altre emozioni che sono tipicamente umane?
Probabilmente mi diresti che sono matto da legare.

E se ti dicessi, che invece andando incontro a queste emozioni, è possibile risolvere i conflitti che nascono tra uomo e animale?

Puoi non crederci, è vero, un po’ come capita ad una buona parte delle persone che mi conoscono. Quando però comincio a dare loro informazioni relative al cibo o al gioco preferito del loro animale, senza averlo mai visto prima, tutto ciò che arriva dopo, acquista una dimensione improvvisamente più concreta.
Diviene poi cosa certa, quando i cambiamenti nelle abitudini gestionali che vengono proposti, sono in accordo con gli stati emotivi dell’animale. A quel punto la concretizzazione del problema che si risolve, rende certa la funzionalità di questo metodo apparentemente folle.

Voglio raccontarti di un cane e di un gatto, che sono stati capaci di esprimere loro stessi, delineando tratti caratteriali che non hanno nulla da invidiare a quelli di un essere umano.

Un levriero morsicatore!

In questa trascrizione, ti riporto le domande che ho posto e le risposte che ho ottenuto:

D: Cosa ti piace mangiare?
R: La Simmenthal è il mio cibo preferito
D: Come ti trovi con i tuoi padroni?
R: Con i padroni sto bene ma non mi lasciano in pace
D: Perché non ti lasciano in pace?
R: Perché vogliono che faccia cose che non voglio fare
D: Come ti senti dopo che hai morso?
R: So che quando li mordo sbaglio ma non so come altro fare
D: Come ti trovi con il cane con cui vivi?
R: Con l’altro cane mi trovo bene ma è un po’ passivo
D: Perché hai aggredito la “nonna”?
R: Ho aggredito la nonna perché è disattenta e non rispetta i miei spazi
D: Come vivi il rapporto con il tuo padrone?
R: Anche lui ogni tanto esagera e devo metterlo a posto
D: Che rapporto hai con i cani maschi?
R: Gli altri cani maschi mi fanno paura
D: E con il veterinario?
R: Il veterinario mi terrorizza
D: Cosa ti farebbe smettere di mordere?
R: Non morderò più se mi lasciano stare tranquillo nei miei spazi e mi rispettano
D: Qual’è il tuo gioco preferito?
R: Mi piace una palla da basket sgonfia
D: Cosa non ti piace della tua vita attuale?
R: Non esco abbastanza, mi piacerebbe uscire qualche volta in più nella giornata
D: Ti piace il tuo nome?
R: Il mio nome mi piace abbastanza
D: Ti potrebbe piacere un trasportino come luogo sicuro?
R: Credo che un trasportino potrebbe piacermi
D: Mi trovi simpatico?
R: Si, mi sei simpatico
D: Cosa vuoi che dica ai tuoi padroni?
R: Di alla mia padrona che il profumo che mette mi da fastidio

In questo colloquio, le risposte ottenute delineano caratteristiche che vanno ben oltre le necessità primarie alle quali solitamente associamo un animale.

La complessità di sentimenti ed emozioni che emergono, mi rendono estremamente triste, perché mi portano ad essere consapevole, di quanto ignoriamo dei bisogni e delle esigenze degli animali con cui conviviamo.

Il gatto che preferisce stare fuori al freddo

Riporto parola per parola i pensieri di questo animale:
“Io sono uno spirito libero, le convenzioni non mi piacciono, amo poter inseguire topi e uccelli. Il mio regno è tutto intorno alla casa e sento mio tutto ciò che ci sta dentro. Non mi dispiace ogni tanto entrare, ma il senso di libertà che provo fuori non ha eguali. Di alla mia amica umana che sto bene così”.

Le parole scelte, gli umori e l’emotività trasmessi, diresti che non arrivano da un essere umano?

Quando ho chiesto alla proprietaria, se ciò che mi era arrivato, in qualche modo corrispondeva con il carattere del suo gatto, a malincuore mi ha risposto che intimamente era consapevole di questo, ma faticava ad accettarlo al 100%.

L’unico mezzo di cui dispongo per poter rendere nota questa realtà è il mio blog, attraverso il quale, spero di poter cambiare la visione riduttiva che rischiamo di avere degli animali in generale.

Se lo ritieni opportuno, puoi considerarmi un folle, ma sarò felice se questo articolo avrà offerto uno spunto di riflessione, anche solo per una persona che convive con un animale o semplicemente ne incontra uno.

3 thoughts on “Una verità scomoda sugli animali

  1. Interessantissimo, credo in ciò che affermi…veramente un bel percorso il tuo!!!

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  2. Buonasera Moreno sono sicura che quello che hai scritto sia vero,che i nostri compagni di vita condividono l’aria che si respira in famiglia quanto noi. ..Quello che manca è la percezione dei loro sentimenti perché pochi li “guardano” molti li “vedono “…basterebbe guardare il nostro cane più spesso negli occhi e soffermarsi in essi per qualche istante per comprenderne lo stato d’animo. Che questa riflessione sia d’insegnamento a chi crede di amarli senza averne condiviso l’anima

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