Mi chiamo Moreno Sartori, sono disabile, ho 44 anni, vivo in provincia di Milano, sono buddhista praticante e da 21 anni circa mi occupo di educazione e rieducazione del cane. Nel 2012 mi sono avvicinato al ReiKi con l’idea che questo meraviglioso aiuto che tutti possono offrire, mi avrebbe dato un’occasione in più per aiutare maggiormente cani e proprietari che si rivolgevano a me.

Tra il 2012 e il 2013 ho portato a termine i primi due livelli con un Maestro indipendente due livelli di NgalSo Chawang ReiKi, trasmessomi dal mio Maestro Lama Gangchen Rinpoche, queste esperienze mi hanno permesso di integrare, a volte anche senza dichiararlo, il lavoro svolto con cani e proprietari, ottenendo maggiori benefici per entrambi.

Ciò che mi mancava era però la libertà di utilizzo, ancora molto legata a posizioni e tempi, che mi erano stati trasmessi, in particolar modo durante i percorsi fatti con il primo Maestro. Conoscevo già da tempo il Maestro Davide Pincella, anche lui discepolo del Maestro Lama Gangchen Rinpoche, gli confidai che avrei voluto portare a termine il percorso formativo e diventare insegnante, mi raccontò allora della sua esperienza con la Komyo ReiKi Do ed il suo entusiasmo nel descrivermi la libertà di pratica e la spinta alla sperimentazione, mi convinsero che volevo ripetere il percorso dal I livello, per portarlo poi a termine e nel 2018, sono diventato anch’io insegnante.

Offrire ReiKi agli animali in genere, e credo di aver sperimentato davvero su diverse specie, è chiaramente diverso da ciò che avviene con gli esseri umani. A mio avviso c’è, da parte del ricevente, una sensibilità maggiore, che rende palesemente differente il modo in cui viene offerto il “trattamento”.

È nata in me la necessità di adattare il mio modo di offrire ReiKi, proprio per andare incontro alle esigenze degli animali ed anche un pò alle mie, accorgendomi, con il passare del tempo, che la durata, la posizione delle mani e le sensazioni (Hibiki), sono tutti fattori relativi. Questo metodo di cura funziona sempre e comunque.

A casa abbiamo diversi animali, due tortore, un coniglio nano, due tartarughe e nove cani, chi più chi meno, hanno tutti avuto bisogno di un aiuto da parte del ReiKi, pur essendo differenti le modalità di trattamento, contatto diretto, a distanza, attraverso il soffio o anche solo con lo sguardo, come dicevo poc’anzi, il beneficio si manifesta comunque.

Tempo fa una delle tortore ha manifestato segni di una malattia che gli faceva perdere le piume sulla parte superiore del corpo. Questo animale è arrivato da noi già avanti con l’ età ed eravamo tutti convinti che non ce l’avrebbe fatta a superare quel momento difficile. Ho trascorso diversi giorni stando vicino a questa bestiola non appena potevo, offrendogli ReiKi rimanendo a pochi centimetri da lui o semplicemente soffiandogli sul corpo. Come la maggior parte dei pennuti, non ama particolarmente il contatto fisico prolungato, ma a distanza e attraverso il soffio, ogni volta che mi vedeva avvicinarmi al suo giaciglio, si avvicinava spontaneamente, restando con me per tutto il tempo in cui mandavo energia di guarigione. Dopo circa una settimana ha iniziato a manifestare segni di miglioramento e a distanza di un mese si è perfettamente ristabilita. Oggi, dopo quasi due anni da questo evento, la tortora è ancora con noi e gode assolutamente di buona salute.

Ho avuto l’occasione di offrire ReiKi a distanza ad un paio di gatti, riscontrando degli interessanti miglioramenti per la loro condizione di salute, ho accompagnato due dei miei cani fino al momento in cui hanno lasciato il corpo, ottenendo, da ciò che ho osservato, una condizione di serenità e di consapevolezza maggiore per ciò che stava capitando loro. Ma, in particolar modo, sono rimasto colpito dall’aiuto fornito dal ReiKi, due differenti occasioni che voglio raccontare.

Circa tre anni e mezzo fa, la femmina di Autralian Cattle Dog, che viveva con noi ormai da nove anni, una mattina manifestò una paralisi totale degli arti posteriori, parziale di quelli anteriori ed una quasi totale cecità. Non vi era stato alcun segnale anticipatorio che potesse far presagire tutto questo, pertanto colti alla sprovvista abbiamo provveduto a portarla in clinica per effettuare gli esami del caso. Ovviamente sono state fatte analisi del sangue di tutti i generi ed una tac, dalla quale risultò che il cervello del cane, a causa di un infezione di cui non si comprendevano le cause, si era gonfiato, arrivando a toccare la scatola cranica. Al termine della visita e dopo aver esaminato i risultati di tutti gli esami, il medico veterinario ci ha detto che non sapeva cosa fosse accaduto al cane e che l’unica opzione sarebbe stata quella di utilizzare il cortisone per un tempo indeterminato, ma che ciò nonostante, non ci avrebbe garantito la ripresa dell’animale. La prognosi era davvero triste, anche perché, una delle possibilità era il decesso nelle successive ventiquattro ore.

Decisi quindi di portare aiuto attraverso il ReiKi e volli sperimentare il processo dell’Autogarigione Tantrica NgalSo, una pratica che faccio tutti i giorni da circa otto anni, rivolgendola al cane in questione, per mezzo dell’energia universale.

Feci questo per tre giorni, vedendo che già al termine del primo giorno, la cagnina dava segni di ripresa, aveva infatti iniziato a reggersi di nuovo sugli arti anteriori e la vista stava migliorando.

I cambiamenti, in meglio, erano lenti ma costanti ed al termine del terzo giorno, sia pur con un equilibrio precario, riusciva a deambulare di nuovo.

Qualche anno dopo, nel giro di pochi mesi, mi trovai ad accompagnare nel processo di abbandono del corpo due dei nostri cani, un Dobermann ed un Parson Russell Terrier, ai quali era stato diagnosticato un tumore in metastasi. Anche in questi due frangenti ho ritenuto che portare aiuto attraverso il ReiKi, sarebbe stata la cosa giusta da fare.

Premetto che, per scelta, non ricorro all’eutanasia, poiché credo fermamente che i momenti precedenti la morte fisica dell’animale, siano, senza ombra di dubbio, determinanti per il processo di crescita spirituale del soggetto stesso, pertanto l’interruzione forzata della vita, non permetta il corretto transito. Questa scelta, attentamente ponderata, mi porta a volte ad avere qualche difficoltà, soprattutto con chi è convinto che l’unica cosa importante sia evitare qualunque tipo di sofferenza all’animale. Sospetto che la cosa difficile da superare, per tutti, sia accettare il deperimento graduale ed impossibile da non vedere, del compagno di vita per il quale c’è e c’è stato un forte coinvolgimento emotivo. Nelle ultime fasi, questo aspetto è davvero molto forte, poiché si finisce per vedere come lentamente la vita stia abbandonando l’animale. Credo che molto spesso ricorrere all’eutanasia, metta nella condizione di non dover affrontare tutto questo. Ciò nonostante, rispetto anche chi decide di avere un punto di vista differente dal mio. Amo fortemente ed indistintamente tutti gli esseri e di conseguenza i cani, proprio per questo motivo, non voglio interrompere prematuramente il loro ciclo vitale e desiderando la loro non sofferenza, mi faccio supportare dal medico veterinario con un appropriata terapia del dolore.

Tornando al Dobermann, ho potuto riscontrare come i trattamenti ripetuti, nei quindici giorni precedenti alla sua morte, siano stati di giovamento, soprattutto per il malessere fisico. Al termine di questo periodo, ho potuto notare un cambiamento importante nello sguardo dell’animale, il quale inizialmente era spaventato da ciò che gli stava accadendo, mentre in seguito, ormai alla fine, si è dimostrato molto più sereno. È stata un’esperienza estremamente coinvolgente per me e per la mia famiglia, ma oggi, sono certo che non tornerei sui miei passi.

Un’amica, anche lei praticante ed insegnante di ReiKi, ha voluto partecipare con dei trattamenti a distanza, dicendomi che nelle ultime ore di vita del mio cane, aveva visto in sovrapposizione agli occhi del dobermann, quelli di un Buddha. Aveva letto questa visione come un inequivocabile segno di buon auspicio per la sua futura rinascita.

Qualche mese dopo, come accennavo, ho seguito lo stesso percorso per il piccolo Terrier, il quale, indipendente come era stato per tutta la sua esistenza, ha lasciato il corpo scegliendosi luogo e momento opportuni. Anche con lui, nel periodo successivo alla diagnosi, ho proposto trattamenti giornalieri, non particolarmente duraturi, soprattutto rispettando il suo volere. Lasciavo infatti che decidesse lui, sia il punto in cui farsi trattare, sia la durata del trattamento.

Come accennavo, il giorno in cui ha lasciato il corpo, si è recato sul letto di mia figlia e si è addormentato senza più risvegliarsi. Anche in questo caso, la sua espressione era priva di paura e di sofferenza.

Sono numerose anche le esperienze che ho fatto in situazioni dove la difficoltà del cane, era più mentale che fisica. In questi casi, ne fa le spese il rapporto con il compagno di vita umano, che pur prodigandosi per offrire all’animale le condizioni migliori, non riesce a gestirlo adeguatamente. I trattamenti fatti, molto spesso anche senza dichiararli, sono stati estremamente efficienti nell’aumento della serenità dell’individuo e di conseguenza della crescita dei suoi autocontrolli. Non dichiaro sempre ciò che faccio, poiché non sempre le persone manifestano l’adeguata apertura verso forme alternative di aiuto che possono essere proposte, infondo quello che mi interessa è portare beneficio Al binomio, indipendentemente dal fatto che si sappia come il risultato sia stato ottenuto.

L’ultima esperienza che voglio condividere, è ancora oggi in atto. Un altro dei nostri cani, ormai diciottenne, sta andando, anche abbastanza rapidamente, verso il termine della sua attuale esistenza. Negli ultimi anni, si sono presentate numerose situazioni derivanti dal deperimento fisico. Il cane ha perso l’udito, la capacità di deambulare normalmente e, come accade per gli esseri umani affetti dall’Alzheimer, l’utilizzo concreto della memoria a breve-medio termine.

Nelle ultime settimane, il treno posteriore si è non te vuol mente indebolito, tanto che negli ultimi giorni, lei è praticamente impossibile reggersi in piedi. L’aspetto che ritengo davvero sensazionale, è legato però alla risposta del periodo appena precedente a questo. La mancanza di forza negli arti posteriori, portava più volte il cane a doversi sedere, anche quando non voleva. Per supportarla in questo, In diverse occasioni le ho appoggiato la mano sulla schiena, all’altezza del bacino, mandandole ReiKi solo per qualche secondo, questo era sufficiente a farle riprendere la posizione “eretta“.

Anche quando si è manifestata una sindrome vestibolare, a causa della quale riusciva a deambulare solo descrivendo dei cerchi, l’aiuto del ReiKi è stato determinante. Pur avendone parzialmente compromesso la postura, la testa le era rimasta leggermente rotata a destra, la nostra vecchietta ha ripreso nuovamente a camminare.

Sono certo che continuerò ad offrirle il mio aiuto fine alla fine, con la ferma convinzione che in questo modo le cose andranno nel migliore dei modi.

Ho voluto condividere, con chiunque leggerà questo articolo, alcune delle mie esperienze con gli animali, perché ho la certezza che le modalità di trattamento e di risposta siano piuttosto diverse rispetto a quanto avviene quando si trattano le persone. Spero che questi spunti siano utili a portare beneficio ad altri animali.

Moreno Sartori (Komyo ReiKI Do Teacher)

ReiKi Experience for Pet

via Monte Bianco, 40

20026 Novate Milanese (MI)

Tel. 347/818.87.84

One thought on “Il ReiKi e gli animali (esperienze con i pet)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *