In apparenza può sembrare una scelta semplice quella di parlare di argomenti importanti come le problematiche di comportamento del cane, di fatto proporre questo in un modo non adeguato, può portare a risultati addirittura dannosi. Va detto che ormai in molti si improvvisano nella risoluzione di queste problematiche, ritenendo che possa bastare applicare dei semplici protocolli per poter ottenere risultati ottimali.
Sono un fermo sostenitore dell’individualità dei soggetti (cani e proprietari) con il quali lavoro, ecco perché ritengo che applicare pedissequamente degli schemi preconfezionati, sia in realtà una scelta sbagliata. Ogni situazione ha diritto ad un approccio unico, al punto che in alcuni casi le carte devono essere rimescolate, scegliendo poi quelle più adatte al contesto in cui si sta lavorando.
Queste sono le ragioni per le quali diventa complesso dare informazioni limitate, sempre coerenti e al tempo stesso corrette, quando si parla di un caso specifico.
Un altro ostacolo nasce poi dall’impossibilità in tempi brevi di fornire delle basi concrete, senza però conoscere il bagaglio esperienziale di chi ascolta. Non sempre c’è l’opportunità di cogliere per tutti la modalità comunicativa più adatta, la preparazione della persona può avere livelli differenti, pertanto c’è sempre il rischio di fornire informazioni troppo dettagliate o viceversa scadenti.

In questa breve introduzione, ho esposto le difficoltà oggettive nel centrare un obiettivo così importante. Voglio ora parlare di un piccolo grande successo.

Una bellissima esperienza, un evento organizzato con la Dottoressa Monica Peano Cavasola, medico veterinario comportamentista, dal quale emergono i risvolti positivi del primo incontro “Casi clinici reali: Anamnesi, Diagnosi e Tutoraggio nella risoluzione”, proposto sulle problematiche di comportamento del cane.

Collaboro con Monica ormai da qualche anno, lei segue la parte legata alla medicina comportamentale più stretta ed io mi occupo dell’aspetto più materiale inerente alla costruzione dei programmi rieducativi. Da questa cooperazione, sono nate spesso tantissime buone idee per il trattamento di alcune tra le problematiche comportamentali più diffuse. Lavoriamo così bene insieme che qualche tempo fa ho deciso di proporle una nuova sfida: “Perché non organizziamo degli eventi in cui poter parlare in modo costruttivo delle problematiche comportamentali con cui ci scontriamo?”

Monica, ormai abituata alle mie idee non sempre in linea con ciò che gli altri propongono, mi ha subito domandato come intendessi sviluppare questi incontri. Le spiegai che mi sarebbe piaciuto dividere la giornata in due momenti: nella prima parte, dopo aver scelto l’argomento preventivamente comunicato ai partecipanti, proporre un’esposizione rigorosamente scientifica dalla problematica stabilita, seguita dall’esposizione di alcuni casi trattati insieme. Nella seconda parte dalla giornata, avrei invece voluto lasciare libero spazio ai partecipanti per portare situazioni da loro stessi vissute o conosciute, con l’obiettivo di poterne discutere insieme ed offrire alcune strategie per limitare i disagi causati dalla problematica in questione.
Ovviamente negli incontri non ci sarebbe stata la velleità di costruire dei programmi rieducativi completi, né di fare formazione paragonabile a quella di un corso dedicato. L’obiettivo deve essere quello di dare informazioni utili per il riconoscimento delle problematiche comportamentali, unito ad alcune norme finalizzate a non peggiorare la situazione in essere.
Al termine dell’esposizione di ciò che avevo in mente, Monica risultava entusiasta e mi disse: “guardo l’agenda e ti comunico subito le date nelle quali posso essere disponibile”.

In meno di tre settimane abbiamo quindi organizzato il primo incontro. Eravamo davvero contenti di questa iniziativa, ma non sapevamo se sarebbe piaciuta ai partecipanti. Pertanto come spesso accade ai primi appuntamenti, si fanno i conti con i maggiori punti interrogativi: andrà bene l’esposizione degli argomenti? Non rischieremo di essere troppo noiosi? Piacerà la giornata così come proposta?

Il primo incontro tenutosi il 17 dicembre 2017, è stato un successo. Per esserne certi, al termine della giornata, abbiamo lasciato spazio ad ognuno dei partecipanti per descrivere liberamente un parere sul tempo trascorso insieme. Dalle “recensioni” raccolte, abbiamo compreso che il sistema proposto è davvero piaciuto molto. Trattando come primo argomento le fobie, avevamo idea che, soprattutto la parte introduttiva, sarebbe potuta risultare non propriamente leggera. Oggi posso dire che è stata egregiamente esposta, grazie al fatto che ci siamo rimbalzati l’un l’altra le varie parti espositive, scambiandoci, come spesso facciamo quando lavoriamo insieme, qualche battuta per rendere più gradevole l’esposizione.

È stato estremamente interessante ed utile anche per noi, rivivere alcune situazioni legate ai casi ai quali abbiamo lavorato. Questa parte ci ha permesso di presentare le difficoltà celate nella ricerca della causa scatenante della problematica comportamentale. È infatti emerso che l’indagine precedente alla proposta del programma di lavoro, necessita a volte di domande che non sono poi così ovvie. Il proprietario a volte non si accorge che il comportamento del cane è variato in virtù di cambiamenti ambientali, complice il fatto che questo animale può manifestare un disagio anche a distanza di qualche mese dall’evento traumatico. Questo accade poiché è necessaria la comparsa di fattori specifici che richiamano alla memoria del nostro amico peloso la condizione specifica che ha favorito la comparsa dei comportamenti inappropriati.
Non sono mancati esempi concreti, in cui abbiamo mostrato come la ricerca minuziosa dell’evento scatenante, sia l’unica strada percorribile per il raggiungimento di un buon risultato finale.

La Dottoressa Peano Cavasola ha parlato in modo esaustivo dell’approccio farmacologico, sfatando alcune credenze legate all’impiego di farmaci, che se scarsamente conosciuti, possono creare dubbi e perplessità.

Come previsto, abbiamo concluso l’incontro lasciando spazio ai partecipanti per parlare di problematiche inerenti a cani conosciuti da loro. Questo momento è stato per me il più divertente, in questi frangenti la mia mente è completamente concentrata a raccogliere tutti gli indizi possibili e nel frattempo prende forma un plausibile programma di lavoro che solitamente propongo al proprietario, seguendo passo passo gli sviluppi dello stesso. Purtroppo in questi incontri devo limitare il tutto alla scelta di informazioni mirate, offrendo solo alcuni accenni su come procederei. Trovo che sarebbe presuntuoso, oltre che pericoloso offrire un percorso che a volte può durare mesi, concentrandolo in poche parole. C’è anche da tenere presente che la parte legata all’anamnesi, richiede spesso 60 o addirittura 120 minuti, tempo che se avessimo dedicato ad ogni partecipante, avrebbe portato la durata dell’incontro a qualche giornata.

Ho Osservato con attenzione Monica durante questa fase dell’incontro, riscontrando nell’espressione del suo volto la mia medesima soddisfazione.

Come anticipato, dopo aver lasciato a tutti i partecipanti un piccolo spazio, abbiamo concluso l’evento lasciando spazio per i feedback. Dopo un breve momento in cui sia Monica che io abbiamo incrociato le dita, hanno iniziato a pervenire pareri assolutamente positivi sulla giornata trascorsa insieme. Posso concludere che siamo riusciti a proporre qualche cosa di innovativo ed utile, con grande soddisfazione da parte di tutti.

Abbiamo ancora 5 date 14/1/18, 28/1/18, 25/2/18, 11/3/18, 25/3/18, in cui riproporremo lo stesso cliché, su argomenti differenti. Seguendoci tramite newsletter del sito www.educazionecane.com , potrai rimanere aggiornato sugli sviluppi dei prossimi incontri e perché no, se lo desideri potrai partecipare anche tu.

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