Parliamoci chiaro, il guinzaglio serve! È rischiosissimo lasciare che il cane sviluppi l’abitudine di camminare libero vicino al proprietario. Anche se sembra una pratica libertina ed accattivante, ricordati che basta davvero poco per spaventare il cane e farlo scappare, magaro in mezzo alla strada. Se hai un cucciolo di pochi mesi e sei convinto che ti seguirà anche in capo al mondo senza guinzaglio, ricordati che fino a quando non avrete strutturato un legame concreto, questo comportamento è interessato dal movimento e non dalla relazione. In buona sostanza se chiedi ad un tuo amico di sovrapporsi a te mentre cammini con il tuo cane libero, scoprirai che, se la tua “controfigura” cambia direzione, il tuo fedele amico tenderà a continuare a seguire lui e non te. Questo ti darà un’idea piuttosto chiara di quanto poco utile sia mantenere questa abitudine.

In contrapposizione a questa attitudine sbagliata, un’altra tendenza altrettanto discutibile, soprattutto per chi abita in città, ci arriva dai paesi come la Norvegia. Personaggi di un certo rilievo in ambito cinofilo, ci propongono la gestione del cane a mezzo guinzagli di 5 – 6 – 8 metri, sostenendo che in questo modo il cane è davvero libero di manifestarsi, pur essendo legato. Quello che queste importanti personalità non considerano, è la differenza del contesto ambientale. Palesemente se abito in un luogo ove c’è una bassa densità di popolazione, il traffico automobilistico e le strade ad alta percorrenza distano svariati kilometri, potrei addirittura permettermi il lusso di gestire il mio cane senza guinzaglio. Ma se solo abito nei pressi di una grande città, dove 8 metri è la larghezza di una strada a media percorrenza, con un guinzaglio delle misure proposte, avrò il cane libero di raggiungere l’altro lato della strada, con conseguenze che possiamo ben immaginare.

Abbiamo anche una importante proposta in merito agli strumenti da utilizzare insieme al guinzaglio, dalle stesse fonti ci arriva il divieto, in questo modo viene rappresentato su “Aiuto il mio cane tira”, di utilizzare qualcosa di differente dalla pettorina. Scelta che si pone in modo estremamente rispettoso nei confronti del cane, ma a mio avviso poco applicabile a tutti i contesti e le tipologie di proprietario.
Il cane, una volta acquisita la percezione dell’ampiezza di movimento con un guinzaglio lungo, effettivamente perde la necessità impellente di tirare. Dobbiamo però ricordare che spesso, per necessità gestionali, non abbiamo questa opportunità. Come dicevo prima in ciità la gestione proposta sarebbe improbabile.
Questa impossibilità, obbliga il proprietario a tenere il cane piuttosto vicino a sè, creando così le condizioni ideali per favorire la trazione del guinzaglio.
Ebbene sì devi sapere che solitamente è proprio a causa dell’essere umano che il cane tira. Se ragioniamo insieme su ciò che accade fin dalle prime esperienze di guinzaglio, ci accorgiamo che il nostro amico a quattro zampe, fin da cucciolo subisce una trazione ed un conseguente avvicinamento al proprietario, ogni volta che questo si preoccupa che al neo arrivato possa accadere qualcosa.  Ergo, il cane viene condizionato al fatto che, il guinzaglio in trazione equivale alla comparsa di qualche cosa che preoccupa il suo compagno umano. È inevitabile che questo si traduca con una certa dose di preoccupazione anche per lui. Ciò lo rende più teso e suscettibile, aumentando la sua attenzione e la sua reattività. E secondo te, come si manifestano questi stati emotivi?  Semplicemente con la trazione del guinzaglio!
A questo punto il cerchio è chiuso. E siamo arrivati a comprendere che una delle ragioni per le quali il cane tira è una questione indotta. Ci sono ovviamente altre ragioni che scatenano questo comportamento, per esempio la necessità del cane di conoscere il mondo attraverso gli odori, la necessità sociale di  interagire con i suoi simili, la paura per le “cose” che non conosce od uno stimolo improvviso verso il quale andare.

Posto che tutte queste ragioni sono importanti per il cane, ti starai chiedendo se allora è normale che tiri al guinzaglio? In qualche misura sì. A meno che, con una gestione corretta, facciamo si che questo non avvenga.

Possiamo considerare tre momenti fondamentali nella gestione all’esterno del cane. Il momento in cui l’animale può essere lasciato libero senza alcun impedimento, il momento in cui a causa della mancanza di un’area che lo permetta, deve essere gestito attraverso il guinzaglio (in questo caso lungo) ed il momento in cui dobbiamo transitare con lui da un punto A ad un punto B.
Esaminiamo la prima casistica: come detto qualche riga fa, per il cane è fondamentale raccogliere informazioni attraverso l’olfatto, ma soprattutto necessita della libertà utile a renderlo capace di esprimersi in quelle che sono le relazioni sociali. È pertanto necessario che almeno una volta al giorno per un tempo non inferiore ai 45 minuti, gli venga concessa questa libertà. In cani con maggiori necessità cinetiche, questo tempo andrà ulteriormente prolungato. In tal modo faremo il possibile per avere un animale soddisfatto.
Non dobbiamo inoltre dimenticare che alcuni soggetti tendono ad essere timidi quando devono espletare i loro bisogni fisiologici. Proprio per questa ragione, la libertà permette loro di scegliere il luogo e il momento adatto per poter fare ciò di cui necessitano.

Purtroppo, non abbiamo sempre l’opportunità di lasciare il cane libero, perché esistono luoghi dove non ci sono aree dedicate a questo. Chiaramente però, il nostro amico a quattro zampe necessita di svolgere attività di perlustrazione, intrattenimento sociale e non dimentichiamo le funzioni fisiologiche di base.
Se la realtà che ci si presenta è questa, possiamo trovarci in seria difficoltà. Diventa quindi difficile poter permettere tutte queste cose al cane, senza che questo possa essere liberato dal guinzaglio. La soluzione più ovvia, è quella di utilizzare un guinzaglio piuttosto lungo, che permetterà al animale di prendere le distanze da noi, concedendosi quel minimo di libertà legata ai pochi metri di autonomia che possiamo offrirgli. Chiaramente se vogliamo che abbia questa sensazione, dovremo arrivare ad assecondarlo in quelle che sono le sue scelte di spostamento. In tal caso una pettorina abbinata ad un guinzaglio di 6-8 metri, consentirà di ottenere dei buoni risultati.

Se però intendiamo spostarci da un punto A ad un punto B, questo tipo di gestione diviene assolutamente inattuabile, poiché, come detto in precedenza, permette al cane di prendere decisioni sulla direzione e la velocità dei suoi movimenti. Dovendo seguire un percorso predefinito, avremo bisogno di una modalità che riporti il nostro amico ad avere l’attenzione su di noi.

Utilizzare una differente sensazione tattile, è una strategia utile. Se costruiamo l’abitudine nel cane a prestare attenzione alla sensazione che gli viene fornita dal guinzaglio, a seconda di dove questo viene agganciato, creiamo le basi per una risposta differente nelle varie situazioni. Possiamo quindi pensare di gestire gli spostamenti “obbligati”, per mezzo di un collare fisso o a semi strozzo. Partendo sempre dal presupposto che a fare la differenza non sarà lo strumento bensì l’attenzione che il cane avrà nei nostri confronti.

Differenziando la gestione in questo modo, finiamo per avere le condizioni ideali per una buona gestione all’esterno.

In chiusura di questo articolo, voglio fare un ulteriore considerazione. Le guerre contro collari, cavezze ed altri strumenti che non siano una pettorina svedese, sono ancora una volta poco realistiche. Concordo sul fatto che queste pettorine lascino il cane libero di muoversi come meglio crede, sostengono però che proprio per questa ragione, sia poi libero di dare il meglio di sé in termini di trazione. Questa particolare condizione, deve essere forzatamente relazionata alla persona che sta dall’altro capo del guinzaglio.

Non sempre il rapporto peso cane/peso essere umano risulta correttamente correlato. Molto spesso ci sono persone piuttosto minute con un peso che si aggira intorno ai 50 kg, queste stesse persone potrebbero dover gestire un animale che ha un peso molto vicino all’oro. Del resto ci possiamo anche trovare di fronte a persone con difficoltà fisiche, che magari faticano a gestire anche solo un cane di una quindicina di chili. Allora, cosa fare? Se diamo loro l’opportunità di gestire il cane con una pettorina, verosimilmente questo non avrà difficoltà a decidere dove andare, ma la persona all’altro capo del guinzaglio, faticherà non poco ad impedirlo.

È ancora, non sempre ci si accorge che il cane è difficile da gestire al guinzaglio mentre sta crescendo, quando si comincia a fare caso a questa condizione, spesso è già troppo tardi. Il cane risulta avere già acquisito tutte quelle abitudini strutturate in relazione alla gestione del guinzaglio, che remano contro alla corretta gestione all’esterno. Avere pretese sul fatto che il nostro amico a quattro zampe, dopo alcuni mesi o addirittura anni, decida di tornare sui suoi passi, è quanto mai utopistico. Pertanto il problema maggiore riguarderà la difficoltà di costruire nuovi comportamenti adeguati alla gestione esterna, pur consentendo alla persona di gestire il cane quotidianamente. Dobbiamo infatti tenere presente, che mentre costruiamo la corretta attenzione nei confronti del proprietario e disabituiamo di conseguenza il cane a tirare al guinzaglio, è necessario continuare a far fronte alle esigenze dell’animale. Non possiamo pensare che questo, non esca di casa, sino a che non avrà imparato ad avere un comportamento consono!

Ecco che in questi frangenti, tornerà utile l’impiego di strumenti, ovviamente non coercitivi, che permettano alla persona di gestire comunque l’animale, mentre impara i corretti comportamenti da tenere all’esterno. Così facendo, evitiamo di correre inutili rischi durante il processo educativo del cane.

Concludendo, ritengo sia presuntuoso e poco attento un comportamento che vede sparare a raffica su strumenti che comunque, in base alla situazione, possono essere impiegati, al fine di ridurre la difficoltà gestionale e tolti, una volta raggiunto un risultato ottimale. Esorto quindi chiunque condanni metodologie o strumenti impiegati nei processi educativi a considerare tutte le sfaccettature possibili prima di farlo. Ci tengo a precisare che anche una pettorina svedese, se utilizzata per sollevare di peso il cane, può diventare coercitiva. Non è lo strumento, ma l’intento con il quale lo si utilizza, a fare la differenza. E poi, per quale motivo un disabile, non dovrebbe portare a passeggio il suo cane? Se possiamo far ottenere questo risultato attraverso l’utilizzo di una cavezza, è giusto o sbagliato farlo? Decidi da solo, io ti ho dato il mio punto di vista.

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