Ogni giorno, pur non prestandoci particolare attenzione, strutturiamo relazioni con le persone, gli animali, gli esseri che gravitano intorno a noi. Queste relazioni possono durare tempi infinitamente brevi, come quando chiediamo un’informazione ad uno sconosciuto, ma possono anche durare un certo numero di anni, come nel caso di una relazione matrimoniale o di una convivenza con un animale. Meno consueta, ma comunque esistente, può essere una relazione con esseri non corporei (spiriti), colta solo da chi ha una sensibilità superiore alla media.

Cosa accomuna tutte queste relazioni?

Una relazione, di qualunque natura essa sia, prevede un’interazione  tra le parti.  Infondo però questo aspetto viene dato per scontato ed a volte sottovalutato.  Per questo motivo, in questo articolo, voglio soffermarmi  sulle implicazioni profonde e sottili, che sorgono nel momento in cui ci relazioniamo con un altro essere. Quando avviene questa “magia” in qualche modo, per qualche istante, si dipende da un altro essere. Si dipende da ciò che dice, da ciò che fa, da come ci guarda …

Dietro a quanto descritto finora in poche righe, c’è un concetto che per il Buddhismo è alla base della corretta comprensione della realtà. Sto parlando dell’interdipendenza.   Questo aspetto della nostra esistenza, realmente poco considerato, è il principio secondo il quale tutto è connesso con tutto.  Se andiamo a vedere l’etimologia della parola, scopriamo che il significato è quello di dipendenza tra le parti.  Ovvero, ogni parte dipende da altre. Nella ricerca interiore per mezzo della meditazione, quando ci si interroga sull’interdipendenza di uno specifico “oggetto”, si arriva a comprendere che non è possibile vederlo slegato da tutto ciò che lo circonda. Ed è proprio  per questo principio, che tutti gli esseri nella loro globalità risultano tra loro interdipendenti.

Ora ti dico una cosa che può anche spaventare. Una semplice interazione con una persona, alla quale chiediamo un’informazione, può avere effetti che nemmeno immaginiamo.

Per darti un’idea più precisa di che cosa ho in mente, ti porto con me in un “gioco di immaginazione”.
Necessiti di indicazioni accurate per trovare un luogo dove ti devi recare,  vedi un possibile aiuto da parte di una persona. Ti rechi da lei, non sapendo che attraversa un periodo nero e sta pensando che tutto nella sua vita  ha preso una piega indesiderata, in buona sostanza non apprezza più nulla di quanto gli accade.  Oggi ha peraltro ricevuto l’ennesima  brutta notizia, gli hanno comunicato che la società per la quale lavora,  tra sei mesi, non avrà più bisogno di lei.
Ci sono tutti i presupposti perché questa persona  decida di fare scelte pericolose per la sua incolumità. Quando arrivi da lei per domandarle l’indicazione di cui necessiti, fermi inconsapevolmente un suo intento pericoloso. Inoltre ponendoti sorridendo, crei spazio per una piccola apertura.  Sei gentile nel chiederle ciò che ti occorre ed in questo modo le offri l’opportunità di apprezzare nuovamente la vicinanza di un altro essere. Trascorrete insieme solo pochi istanti, ma in quel tempo riesci a trasmetterle tutta la gratitudine che puoi, per averti concesso il suo aiuto. La ringrazi, la saluti, nuovamente con un sorriso.
Raggiunto il tuo obiettivo e ritornato a casa, tu non ricorderai nemmeno più questa persona. Paradossalmente la stessa persona, penserà a te, al tuo sorriso ed  alla tua gentilezza, più volte nel resto della giornata. Nella sua mente questa piccola apertura offerta inconsapevolmente da te, ha creato quella base di ottimismo per ricordarle che è giovane,  svolge un lavoro richiestissimo sul mercato e che tutto sommato le persone che si incontrano non sono tutte da buttare via.
Se avesse perseguito i suoi intenti, questa persona avrebbe lasciato altre persone che contano su di lei, creando loro una pesantissima sofferenza. Se tu non avessi stabilito per quei pochi attimi una relazione significativa, la giornata per quella persona avrebbe avuto un epilogo completamente differente.
Un banale incontro, per la richiesta di un  un’indicazione, ha creato le cause per nuove condizioni completamente opposte a quelle iniziali.

Con questo semplice esercizio mentale, quasi un gioco se vogliamo, ma per nulla lontano da quella che può essere la realtà effettiva, possiamo constatare come il concetto di interdipendenza nelle relazioni, sia quanto mai importante.

Come dicevo prima, creiamo anche relazioni con i nostri animali domestici. Spesso questi sono vittime dei nostri stati d’animo. Quando interagiamo con una persona, possiamo parzialmente mediare quello che è il nostro essere momentaneo e le nostre carenze relazionali, attraverso la parola.
Questi meccanismi però non valgono quando ci rivolgiamo ad un animale, questo infatti dà relativamente poco peso alle parole, basandosi  in prevalenza su ciò che vede e sente (non con le orecchie).
Quindi tendenzialmente quando ci rivolgiamo al nostro cane, al nostro gatto e così via, dobbiamo farlo prestando la massima attenzione a ciò che muoviamo dal punto di vista energetico. Moltissimi cani soffrono delle situazioni  proposte loro in termini relazionali e manifestano comportamenti poi aberranti. Nel mio ricercare le condizioni migliori  nel creare relazioni ottimali tra uomo e cane, quello che vedo con una certa frequenza è proprio questo. I problemi più grossi  derivano dalla scarsa capacità dell’essere umano di relazionarsi con il proprio animale, considerandolo spesso come un essere poco capace di comprendere ciò che lo circonda. Non si può  commettere un errore più grossolano di questo. L’animale, non solo capisce, ma  metabolizza tutte quelle che sono le situazioni difficili, esternandole poi sotto forma di problematiche del comportamento.

Pensa a quante volte ci relazioniamo con poca attenzione alla cassiera del supermercato, al nostro cane, al nostro gatto o al vigile che ci sta facendo la multa, senza considerare che a causa dell’interdipendenza, siamo capaci di cose tanto orribili quanto splendide, dipende solo dall’attenzione che ci mettiamo.

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