Una delle problematiche più diffuse, inerenti ai cani che vivono in città, riguarda l’ansia da separazione. Questa problematica comportamentale, colpisce tanto i cani non abituati a restare da soli a causa della presenza costante del proprietario, quanto quelli che per trascorsi precedenti, hanno già provato l’esperienza del abbandono.

Qual è il motivo per il quale si sviluppa questa problematica? Come dicevo poc’anzi può dipendere da un’esperienza traumatica vissuta dal cane o più semplicemente da quello che potremmo definire un iperattaccamento nei confronti del proprietario. Indipendentemente dal fatto che questo derivi dalla mancanza di abitudine al distacco o da un’esperienza che ha generato sofferenza per il distacco stesso,  la condizione emotiva non è alcun modo buona. Provo a mettere il tutto in chiave umana: supponiamo che io,  persona ansiosa, abbia appuntamento ad una certa ora con un amico. Mancano cinque minuti all’ora prevista e la mia ansia comincia bussare alla porta, cerco però di controllarmi dal momento che l’orario non è ancora quello giusto. Arriva l’ora dell’appuntamento, la persona che io aspetto però non arriva. Per non fare la parte dell’individuo troppo apprensivo, mi prefiggo di aspettare almeno ancora cinque minuti prima di telefonare alla persona.  I cinque minuti passano, la persona non è ancora arrivata ed io prendo il telefono e la chiamo. Purtroppo non ottengo risposta! A questo punto il livello di ansia comincia  a crescere. Devo iniziare a contrastare questa sensazione sgradevole, pertanto cosa faccio?  Il  primo passo è quello di mettere in atto un comportamento che mi permetta discostarmi dalla situazione di ansia nella quale sono immerso. Posso pertanto provare a guardare qualcosa in televisione, posso prendere un libro e sfogliarlo o leggerlo, posso anche aprire il frigorifero e mangiare qualcosa. Creandomi queste alternative, non sconfiggo l’ansia, che rimane tale e quale, mi prendo semplicemente in giro permettendomi di ingannare l’attesa  con attività che possono tenermi più o meno occupato. Tutto questo ha termine non appena l’ospite finalmente arriva!

Torniamo ora su quello che accade al cane, che è esattamente nel mio stesso stato emotivo, con un’enorme differenza però. Lui non ha l’opportunità di intraprendere attività “costruttive” in grado di sostenerlo in un momento di difficoltà. Qual è l’unica scelta plausibile?  Mettere in atto comportamenti che gli permettano di ottenere lo stesso risultato.  Prendiamo ad esempio la manifestazione dell’ululato. Questo vocalizzo, per la struttura propria dell’onda acustica emessa, hai il compito di permettere la localizzazione su grandi distanze, da parte di altri individui, del soggetto che sta ululando.  Quando ti sei sentito particolarmente solo, almeno una volta nella tua vita ti sarà capitato di prendere il telefono e chiamare qualcuno anche solo per mitigare per qualche minuto quella sensazione?  Ebbene, ululando il cane fa altrettanto, ma a modo suo. Cerca di manifestare la propria presenza, al fine di risolvere la questione della solitudine.

Anche la masticazione, per mezzo del coinvolgimento della muscolatura che permette il movimento della mandibola, consente di dissipare tensione fisica ed emotiva. Un chewing gum o del cibo possono assolvere questo compito e spesso  li utilizziamo, anche se con poca consapevolezza di tale processo. Anche in questo caso il cane, cerca di ottenere il medesimo risultato, ma con mezzi propri. Finirà quindi per rosicchiare oggetti non sempre consoni. Ulteriore manifestazione di distruttività, può essere espressa nel tentativo di aprire porte o finestre che separano il cane dal proprietario.

Sullo stesso principio del rilassamento muscolare di cui abbiamo perlato finora, possiamo considerare valido il rilassamento degli sfinteri. Sicuramente hai provato almeno una volta a trattenere la pipì per un lungo tempo, quando finalmente sei riuscito a  liberarti dal peso, quale sensazione hai avuto?  Avrai provato una sensazione di estremo benessere, per un periodo piuttosto limitato, ma intanto c’è stato.  Seguendo lo stesso principio, il cane può  ottenere un piccolo beneficio attraverso le eliminazioni inappropriate, ovvero le stesse manifestazioni che il proprietario medio cataloga come dispetti.

Qualunque sia la causa, la manifestazione di questa problematica può avere differenti sviluppi.  Potremmo considerare le diverse manifestazioni, come un metro di valutazione per stabilire la gravità della problematica.  Osserviamo da un altro punto di vista, ciò di cui si stava parlando prima. Un primo segnale può arrivare dai vocalizzi, come l’ululato, emessi in assenza del proprietario.  Un ulteriore segnale può arrivare dalla distruttività manifestata su oggetti. Possiamo anche trovare eliminazioni inappropriate al nostro rientro in casa, indicative non della scarsa educazione del cane, ma del forte disagio dovuto  al “abbandono”.
La problematica è da considerarsi più o meno grave in virtù della presenza di uno o più sintomi. Ti faccio un esempio, se il cane manifesta ululato  unito ad uggiolii ed abbai, puoi trovarti di fronte ad un soggetto che sta iniziando a manifestare  disagio per l’abbandono, ma se unito a questa manifestazione,  trovi anche distruttività e/o eliminazione inappropriate, vuol dire che la situazione tende ad essere decisamente più grave.

Tranne l’ultima manifestazione, le altre due possono anche essere sintomo di noia o di scarsa attività proposta al cane nell’arco della giornata.  Diviene pertanto importante, se non addirittura fondamentale, capire quale sia realmente la causa di ciò che possiamo osservare come risultato. Trattare una problematica come l’ansia da separazione, non è semplice ed il primo passo per poter fare un lavoro ben fatto, è quello di individuare con certezza la presenza della problematica.  Trattare  un problema di sottostimolazione piuttosto che un’iperattività come se fosse  una questione legata all’abbandono, non può portare ovviamente a risultati ottimali. Questo accade anche nella situazione contraria.  Ecco per quale motivo, dobbiamo andare alla ricerca di elementi aggiuntivi, per essere certi che si tratti davvero di un’ansia da separazione.  Una buona domanda che ci permette di ottenere un indizio determinante, è la seguente: se vai in bagno e chiudi di dietro di te la porta, Il cane cosa fa?

Nel caso in cui ci siano difficoltà di separazione dal proprietario,  le risposte più plausibili riguarderanno i tentativi da parte del cane di aprire la porta oppure  un piagnucolio più o meno evidente che prosegue fino a quando il proprietario non esce dal bagno oppure ancora  un sit-in che dura quanto tutta la permanenza in quella stanza, fino all’apertura della porta. Messi di fronte ad evidenze di questo genere, possiamo ritenere con una approssimazione vicinissima al 100% che si tratti di un’separazione. In caso contrario, ovvero se il cane rimane tranquillamente lontano dal proprietario, diviene molto più probabile che si tratti di un problema di sottostimolazione o iperattività.

Una volta individuata, la problematica legata all’abbandono da parte del proprietario, questa può fortunatamente essere  risolta. È possibile infatti, creando una particolare condizione emotiva del cane, abituarlo per gradi ad andare verso la separazione, considerandola alla fine del processo, un passaggio assolutamente normale.

Concludo come al solito con alcuni spunti di riflessione. Il primo riguarda inesistenza del dispetto da parte del cane ai danni del proprietario.  Ricordati infatti che ogni comportamento anomalo del cane è sempre riconducibile a un disagio fisico o emotivo.  Ricordati inoltre, che malgrado sia molto bello trascorrere del tempo con il proprio cane, potrai avere la necessità, presto o tardi di lasciarlo da solo. Se non ci saranno state occasioni in cui creare il distacco, purtroppo potresti trovarti con un’ansia da separazione da dover risolvere!

Ti invito, se lo desideri, a scrivere commenti o chiedere delucidazioni.

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