Sono passati ormai diversi anni dall’incontro che mi ha spinto a prestare particolare attenzione alle attitudini dell’essere umano che si rivolge al cane.  Non ho grande memoria per le date, ma credo fosse il 2011 o al più tardi il 2012.  Il proprietario di una femmina di Border Collie mi contattò per domandarmi aiuto nella gestione della sua giovane cagnolina.
Quando li vidi per la prima volta, emersero tutta una serie di situazioni non buone legate alla quotidianità: c’erano difficoltà nell’affrontare l’incontro con persone più o meno conosciute, nei confronti delle quali Sandy manifestava comportamenti aggressivi, risultava difficile farsi ascoltare al di fuori del contesto domestico ed in alcuni momenti della giornata, diventava quasi impossibile contenere la sua esuberanza. Mi accorsi solo in seguito, con un certo dispiacere, che un aspetto carente nella gestione della Border, mi era stato tenuto nascosto. A breve ti dirò di cosa si trattava.

Stabilimmo di procedere con un programma personalizzato, ben definito, con esercizi specifici che avrebbero permesso di sistemare ciò che faceva mal funzionare il rapporto tra Sandy ed il suo padrone. In tempi ragionevolmente brevi vennero raggiunti dei buoni risultati in tutti gli ambiti d’intervento, fu così che arrivò il giorno in cui volli verificare personalmente i risultati del programma svolto con un’uscita tutti insieme.
Con me, Sandy ed il proprietario, era presente anche la figlia di 14 anni circa. Ci recammo in un luogo sicuro in cui la cagna sarebbe stata liberata dal guinzaglio e sarebbe stato possibile valutare i progressi fatti.  Appena sganciata dal “cordone ombelicale” Sandy manifestò tutta la sua gioia, cercando di coinvolgere tutti noi nel suo velocissimo gioco, fatto di corsa, salti e passaggi radenti. Riuscimmo a verificare che l’attenzione del cane nei confronti dei membri della famiglia era notevolmente aumentata e quelle che prima erano preoccupazioni, ora offrivano un motivo in più per decidere di osservare attentamente padre e figlia.  Tutto andò per il verso giusto, fino a quando non decisi che ciò che avevo visto poteva bastare. A quel punto le cose presero una piega davvero inattesa. Chiesi al proprietario di richiamare Sandy, chiederle di sedersi e legarla al guinzaglio, per tornare alla macchina. Le prime due richieste furono soddisfatte senza difficoltà alcuna, notai però un comportamento strano nel proprietario, il quale sembrava quasi voler nascondere il guinzaglio dietro di se. Sulle prime, non riuscii a capire il motivo di questa strana manovra, un istante più tardi però, tutto fu molto più chiaro. Quando il proprietario avvicinò il moschettone del guinzaglio al collare della cagna, Sandy raccolse tutte le energie che aveva in corpo e si diede alla fuga.
Mi venne quindi spontaneo domandare al proprietario cosa fosse accaduto. Lui senza scomporsi, mi rispose che era il comportamento solito della cagna, manifestato ogni volta che doveva essere legata al guinzaglio e riportata a casa.
Dapprima domandai per quale motivo mi aveva tenuto all’oscuro di questo particolare assolutamente rilevante. Puoi compresi che era più importante cercare di recuperare Sandy, evitando di trovare spiegazioni, che in quel frangente non avrebbero dato alcun risultato positivo.
Cercai quindi di creare le condizioni migliori affinché il cane tornasse dal proprietario e si lasciasse legare al guinzaglio. Lavorando nuovamente sul richiamo, mi accorsi che il cane sembrava addirittura aver dimenticato le risposte positive date in precedenza, per ritornare rapidamente ad allontanarsi alla semplice vista di chi voleva catturarla.
Domandai immediatamente al proprietario di lasciar cadere il guinzaglio ed allontanarsi da questo. Sembrava che cosa avesse sortito un effetto utile, al punto che il richiamo aveva ripreso a funzionare, se non altro sino a quando il proprietario non allungò la mano per cercare di prendere il collare di Sandy.
In quel preciso istante, tutto tornò come prima. La cagna iniziò nuovamente a scartare il proprietario in un misto tra il gioco e fuga. Si capiva che era un atteggiamento conflittuale, purtroppo però mi mancavano ancora degli elementi.
Mi venne in mente di tentare un approccio attraverso il gioco, chiesi pertanto al proprietario di procurarsi una pallina. Attratta dalla presenza dell’oggetto, per un istante Sandy si avvicinò al proprietario, per poi darsi nuovamente alla fuga. A quel punto tutte le opzioni più immediate, erano state sfruttate, purtroppo senza dare alcun risultato positivo. Capii quindi che avrei dovuto provare qualcosa di insolito, se avessi voluto recuperare il cane in tempi utili. Decisi quindi di sfruttare la presenza della proprietaria quattordicenne che fino a quell’istante era rimasta in disparte. Nel frattempo la cagna cominciò a manifestare un po’ di stanchezza, alternando momenti di movimento ad attimi in cui rimaneva sdraiata a terra.
Chiesi alla proprietaria, che era in piedi a qualche metro da Sandy, momentaneamente sdraiata, di sedersi a terra ed attendere mie indicazioni. Quando colsi qualche segnale di rilassamento nell’animale, domandai alla ragazza di fare leva sulle braccia e spostarsi lentamente verso il cagna, senza in alcun modo darle l’idea di voler interagire con lei, ma soprattutto senza prendere una postura eretta. Fu così che con un’andatura molto simile a quella di un granchio, la proprietaria di riuscì a raggiungere il cane. Quando fu a poche decine di centimetri da lei, mi raccomandai di non cercare in alcun modo di afferrarla. Fortunatamente lei segui l’indicazione alla lettera. Le chiesi quindi di provare ad accarezzare il cane su un fianco, continuando però a rimanere seduta a terra.
Al contatto, Sandy si rilassò completamente, dimostrando un’apertura, ovvero ciò in cui speravo ardentemente. Dopo qualche minuto di coccole, chiesi alla proprietaria di provare a raggiungere con una mano il collare che la cagna indossava. Questa manovra non sortì alcun tipo di effetto negativo. Io, in veste di elemento neutrale, presi il guinzaglio da terra, mi avvicinai alla proprietaria indirettamente e quando arrivai sufficientemente vicino glielo  diedi domandandole di agganciarlo al collare del cane. Finalmente dopo 40 minuti, l’avventura era terminata.

Dal momento che la situazione ora era sotto controllo, decisi di capire insieme al proprietario quali fossero le cause del comportamento manifestato da Sandy. Emerse uno scenario che difficilmente avrei potuto immaginare. Il proprietario mi confessò che il tempo dedicato all’uscita mattutina con il cane era limitato dai suoi numerosi impegni di lavoro, si ritrovava pertanto quotidianamente nella condizione di dover recuperare rapidamente Sandy, che ovviamente non aveva nessuna intenzione di interrompere il suo momento di libertà.
Per questo motivo il proprietario aveva messo in atto tutta una serie di strategie legate al cibo, al gioco e ad altri espedienti, nel tentativo di catturare il più rapidamente possibile il cane. Gli chiesi quindi se si fosse mai reso conto che in questo modo tradiva quotidianamente la fiducia dell’animale.
Mi rispose che aveva prestato più attenzione a raggiungere un risultato, senza riflettere molto sulle conseguenze che questo avrebbe potuto avere.

Attraverso una serie di esercizi mirati, riuscimmo in ogni caso risolvere il problema di Sandy, la quale, riconquistata la fiducia nel proprietario, non ebbe più problemi a rispondere al richiamo.

Da quel giorno a me però rimase un tarlo, che si faceva sentire, ogni qual volta coglievo una qualche forma di “fregatura” ai danni di un cane. Osservando i proprietari e le loro attitudini, cominciai a proporre di sostituire l’attitudine interiore legata al tentativo di imbrogliare il cane, con un’attitudine più rispettosa e attenta alle esigenze dello stesso.
Mi sono accorto per esempio, che anche in circostanze in cui l’animale raccoglie da terra oggetti non commestibili e pericolosi per la sua salute, se il proprietario gli si avvicina proponendo uno scambio senza volerlo ingannare, bensì sviluppando un’attitudine di tutela e protezione, la questione si risolve sempre positivamente.
Il potere del pensiero sviluppato attraverso l’intenzionalità, è così forte da essere colto senza grandi difficoltà dal cane.
Sarebbe quindi una buona norma prestare attenzione a ciò che generiamo con la nostra mente in qualsiasi momento della giornata. Questo però può risultare davvero difficile, senza un adeguato addestramento. Meno complesso è invece provare a farlo almeno quando interagiamo direttamente con qualcuno, essere umano o cane che sia.

Se ti interessa approfondire l’argomento, puoi farlo leggendo l’articolo dal titolo “Comunicazione telepatica: come comunicare con gli animali telepaticamente“.

Non dimenticarti che puoi dire la tua nello spazio dedicato ai commenti alla fine di ogni articolo.

Leave a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *